La storia di Marco

Bambini a scuola

Attenzione memoria e autoregolazione

Marco ha sei anni, frequenta da poco la prima elementare e da quando ha iniziato la scuola le sue insegnati e i genitori lamentano una grande difficoltà nel rapportarsi a lui a causa del suo comportamento “problematico”.

 Le insegnati riferiscono che a scuola Marco non riesce a stare seduto per più di pochi minuti, si alza e gira per la classe disturbando continuamente i compagni; anche quando rimane seduto, continua ad agitare mani e piedi facendo cadere gli oggetti dal banco e generando una grande confusione. 

A volte inizia le attività con entusiasmo, ma difficilmente riesce a portare a termine un compito assegnato. È molto disordinato e spesso perde penne, quaderni o altri materiali scolastici.

 Anche le relazioni con i compagni sembrano difficoltose: tende a essere prepotente con gli altri, si impone nella scelta dei giochi, spesso non ascolta o non aspetta il proprio turno per parlare, inizia un’attività in condivisione e poi la abbandona senza dare spiegazioni. Marco viene ripreso continuamente per il suo comportamento, ma le note e le punizioni non sembrano apportare cambiamenti sostanziali.

Anche Marta e Paolo, i suoi genitori, si dicono molto affaticati dalla gestione del suo comportamento: a casa litiga in continuazione con Alice, la sorellina più piccola, sembra attratto dai suoi giochi che spesso le sottrae per poi non farci alcunché; durante i pasti è impossibile riuscire a farlo stare seduto per tutto il tempo, ignora i rimproveri e quando gli si parla sembra non ascoltare, sempre preso da qualcos’altro di più accattivante! 

Il momento dei compiti poi è descritto come il più drammatico… servono ore di convincimento prima che si metta seduto col quaderno davanti, svolge i compiti in modo disordinato e frettoloso e a turno, la mamma o il papà devono stargli vicino per aiutarlo a non lasciarsi distrarre da qualunque oggetto o rumore nelle vicinanze e assicurarsi che ne porti a termine almeno una parte.

Esasperati dalla situazione, su suggerimento delle insegnanti, i genitori decidono di rivolgersi alla nostra equipe di specialisti. 

Dall’intervista ai genitori, scopriamo che le difficoltà attentive e comportamentali di Marco erano già presenti sin da quando era molto piccolo: Marco non ha mai gattonato, ad un anno di età stava già in piedi alla ricerca e scoperta del mondo circostante; passava continuamente da un gioco all’altro senza portarne a termine uno e senza interessarsi ad alcun oggetto per lungo tempo; preferiva giochi di movimento ed era facilmente irritabile. 

Lo sviluppo del linguaggio appare nella norma, ma i ritmi di sonno e di alimentazione vengono descritti irregolari da sempre. Marco mangia solo “quando vuole”, fa sempre fatica ad addormentarsi e spesso si sveglia più volte durante la notte. Alla materna era fra i bambini più vivaci, le maestre si lamentavano del suo essere caotico e senza freni, ma tutto sommato, avendo tanto tempo e spazio per correre libero, la situazione era ancora gestibile.

 I veri problemi sono iniziati quando le richieste da parte dell’ambiente sono diventate più elevate: rimanere seduto e concentrato per tante ore a seguire le lezioni, sembra essere per lui un’impresa impossibile.

Dall’analisi dei questionari e delle valutazioni specifiche  sul comportamento e l’attenzione, compilati da genitori e insegnanti, emerge uno sviluppo con Intelligenza nella norma ed  una caduta significativa nelle principali funzioni esecutive , parametri sufficienti per fare  un training di potenziamento con Marco e con tutto il suo team. 

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Marco e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui.

Nello specifico il lavoro viene così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Marco 1 volta a settimana  per fortificare le funzioni esecutive deficitarie (attenzione visiva sostenuta, memoria di lavoro e pianificazione);
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare situazioni tali da facilitare Marco  nella gestione e pianificazione delle proprie risorse, nell’autoregolare il proprio comportamento in relazione all’altro per sviluppare relazioni armoniche e non conflittuali e generalizzare gli apprendimenti acquisiti nel lavoro individuale;
  • Training formativo per insegnare ai genitori  come relazionarsi in modo più efficace con il loro bambino;
  • Training di condivisione con la scuola  per generalizzare  le strategie di gestione del comportamento al fine di far esplodere tutto il potenziale positivo di Marco in ogni situazione.

Alla conclusione di questo primo anno scolastico sia le insegnanti che i genitori si dicono molto più sereni in quanto la situazione si è notevolmente modificata. 

Marco ha fatto grandi progressi, i suoi tempi attentivi sono notevolmente migliorati, riesce ad aspettare il proprio turno prima di parlare e a scuola disturba molto meno. 

Ha costruito con la classe e le insegnanti un cartellone delle regole principali che cerca di impegnarsi a rispettare.

A scuola porta con sé un portachiavi pieno di piccoli oggetti con cui giocherellare senza fare rumore o disturbare gli altri mentre ascolta la lezione. Ha imparato ad esternare i suoi stati d’animo e il suo bisogno di movimento, così che quando ne ha proprio bisogno sa che può chiedere di fare una pausa e muoversi un po’ fuori dall’aula.

Il carico di compiti è stato tarato in base alle sue potenzialità e seppure ancora con fatica, Marco appare più motivato nel farli, anche perché sa che otterrà così la ricompensa concordata con mamma e papà per quel giorno. 

Sostenuto da appositi cartelloni pro-memoria, adesso sa bene quando è il momento per fare le cose e riesce a pianificare meglio le sue attività quotidiane. 

Marta e Paolo hanno imparato a chiedergli le cose in maniera diretta semplice e precisa così che per lui risulta più facile ascoltare e comprendere; ora hanno anche un momento privilegiato durante il giorno dedicato solo a Marco per giocare e divertirsi insieme.

Anche con la piccola Alice le cose vanno meglio, ogni tanto litigano ancora, ma quando Marco vuole uno dei suoi giochi si ricorda di chiederle prima il permesso. 

Nell’ultimo periodo, inoltre, Marco ha stretto amicizia con Matteo, un suo compagno di scuola col quale condivide la passione per il calcio, e si sono già incontrati qualche volta al parco per giocare insieme.

La storia di Luca

Linguaggio

“Luca è un bambino di 2 anni e 4 mesi, è vivace, segue il papà nei lavori di giardinaggio, imitandolo con una carriola e un rastrello. È in continua attività e molto aperto alla comunicazione: alla vista di due vicine di casa corre verso di loro, alza le braccia sorridendo e vocalizzando; dopo essere stato preso in braccio allunga la mano e indica la cucina, dove qualche giorno prima aveva ricevuto un biscotto.

Luca è intelligente, ha uno sviluppo motorio buono, è disponibile e interessato alla comunicazione, ma le uniche parole che dice sono mamma, papà e nonna. Alla sua età la maggior parte dei bambini sa produrre qualche centinaio di parole diverse, e sa combinarle in brevi enunciati.

I genitori di Luca sono preoccupati. Non sanno cosa aspettarsi, si chiedono se il loro bambino recupererà in fretta il suo ritardo linguistico, o se rimarrà sempre più indietro degli altri. Sentono dirsi che Luca sicuramente parlerà a tre anni e che tutto procederà poi “normalmente” ma la preoccupazione rimane.

I bambini imparano a comunicare in tempi straordinariamente rapidi, prima con lo sguardo, le azioni, i gesti e poi progressivamente , si appropriano di uno strumento ben più complesso e sofisticato che è il linguaggio, o meglio la lingua parlata dall’ambiente che li circonda. L’importanza del linguaggio nella vita umana può indurci a pensare che “l’imparare a parlare” sia totalmente regolato da fattori interni e di tipo biologico e in gran parte è così, quindi è giusto pensare che lo sviluppo del linguaggio abbia una notevole variabilità individuale, ma fino a che punto va bene pensare questo? Fino a che punto si può attendere? Si sente sempre più spesso dire: “non c’ è niente di cui preoccuparsi, il bambino parlerà”. Questo sicuramente è vero, poiché ad esclusione di problemi organici, non esistono adulti che non parlano, prima o poi si parla! 

Ma si pensa mai a quali ripercussioni può avere un ritardo/disturbo di linguaggio sulla vita di un bambino? Si pensa mai che un bambino parlatore tardivo possa sviluppare dei disturbi della sfera emotiva e caratteriale a causa del suo ritardo? E ci si pone mai l’interrogativo che ritardando l’acquisizione linguistica potrebbero ritardare anche i processi di acquisizione della letto-scrittura?

La percentuale di bambini con un forte ritardo linguistico a due-tre anni oscilla tra il 9 e il 17% con una prevalenza di maschi rispetto alle femmine. Da qui l’importanza, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità, di un intervento precoce  perché la prevenzione è la miglior cura. 

Nel caso di Luca ,dopo una valutazione di sviluppo globale e delle  abilità comunicativo-linguistiche e dopo l’analisi dei questionari specifici compilati da genitori e dalle educatrici del nido, emerge uno sviluppo globale nella  norma con una  caduta specifica  nel linguaggio in termini di produzione verbale, parametro sufficiente per fare  un training di potenziamento con Lui  e con tutto il suo team. 

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Luca  e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui. 

Nello specifico il lavoro viene così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Luca 2 volta a settimana  per far emergere tutte le abilità linguistiche espressive 
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare situazioni tali da facilitare Luca  nell’utilizzo di nuove forme di comunicazione passando da un linguaggio gestuale ad uno verbale. 
  • Training formativo per insegnare ai genitori  come relazionarsi in modo più efficace con il loro bambino al fine di favorire l’espressione linguistica;
  • Training di condivisione con le educatrici del nido  per generalizzare  le tecniche di facilitazione del linguaggio al fine di far esplodere tutte le abilità linguistiche -espressive  di Luca anche nel confronto fra pari. 

Dopo il training di potenziamento Luca ha migliorato di gran lunga il suo stile comunicativo, si è attivata in lui la fase di “esplosione del vocabolario “ arrivando a produrre in breve tempo più di 200 parole.

 Durante il gioco è più interattivo e riesce a comunicare con i suoi coetanei utilizzando le parole e non le mani.

Guarda con più attenzione il volto dell’adulto e prova a produrre e riprodurre sempre più parole spontaneamente. 

 É in grado di comprendere ordini sempre più complessi e  la sua  abilità grafica e di simbolizzazione è aumentata.