Chi è il logopedista e di cosa si occupa?

bambino di profilo apre la bocca e escono lettere

Il logopedista e la sua attività legata alla rieducazione del linguaggio, scopri come collabora in equipe e a cosa è finalizzato il suo lavoro.

Chi è ?

L’esercizio della professione di Logopedista è regolamentato dalle leggi dello Stato ed è vincolato all’acquisizione della Laurea in Logopedia, la cui prova finale ha valore di Esame di Stato, e all’iscrizione all’albo della professione sanitaria di logopedista (Legge 3/2018).

Dal greco λόγος, logos “parola” e παιδεία, paideia “educazione“, il Logopedista è il professionista sanitario che svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo dei disturbi del linguaggio orale in particolare :

  • Disturbo della voce;
  • Disturbo del linguaggio;
  • Disturbo della comunicazione;
  • Disturbo della deglutizione;
  • Disturbi cognitivi connessi (relativi, ad esempio, alla memoria e   all’apprendimento) tipici di tutte le fasce di età.

Cosa fa?

Gli esperti in logopedia si occupano di pazienti di ogni età: bambini, adolescenti, adulti e anziani.

All’interno dell’equipe multidisciplinare LiberaCorpoMente è possibile trovare solo logopedisti specializzati in ambito pediatrico.

Tra i disturbi di interesse logopedico quelli  più frequenti sono:

  • deglutizione atipica,
  • balbuzie,
  • afasia (incapacità di esprimersi)
  • disfasia (incapacità di disporre le parole in ordine logico)
  • dislessia e disturbi dell’apprendimento

Questi quadri clinici richiedono interventi molto diversi, spesso è necessaria l’azione integrata di più specialisti coordinati sul raggiungimento dello stesso obiettivo al fine di evitare il disperdersi di tempo ed energie preziose. Le cure sono condizionate non solo dalla tipologia del trattamento ma anche dall’età e dallo stato di salute generale del paziente pertanto, come suggerisce l’organizzazione mondiale della sanità la precocità dell’intervento è elemento essenziale per la buona riuscita dell’intervento.

Il compito del logopedista è quello di costruire, migliorare o ripristinare le capacità comunicative e di apprendimento dei pazienti attraverso un trattamento mirato, utilizzando diverse tecniche e cure riabilitative, a seconda della situazione clinica e della sintomatologia espressa dai pazienti.

A seconda del quadro clinico un logopedista insegna ad emettere suoni ed articolare le parole in modo corretto, sviluppare ed usare consapevolmente la muscolatura della masticazione e della deglutizione, oppure migliorare le abilità specifiche di apprendimento scolastico.

Si occupa nel frattempo di educare il paziente e i suoi famigliari su come affrontare e convivere con i disturbi e le disabilità di tipo comunicativo o di apprendimento scolastico.

La migliore prassi clinica prevede un approccio multi-disciplinare, (secondo le specifiche esigenze di ogni singolo caso) che comprende differenti figure professionali mediche e riabilitative, secondo le specifiche esigenze di ogni singolo caso, come: psicologi, neuropsicomotricisti , fisioterapisti, terapisti occupazionali,  neuropsichiatri infantili e non.

Quali sono le sue competenze?

In primo luogo un professionista in logopedia fa una valutazione delle capacità e delle risorse cognitive, comunicativo-linguistiche, emozionali, funzionali e di apprendimento del soggetto per definire un progetto riabilitativo.

Realizza quindi, in accordo con il team interdisciplinare, un intervento personalizzato di riabilitazione logopedica praticando attività di rieducazione specifica di:

  • disturbi della comunicazione e del linguaggio
  • disturbi della deglutizione e delle funzioni orali
  • disturbi in ambito cognitivo collegato ai disturbi comunicativi
  • disturbi specifici dell’apprendimento

L’intervento riabilitativo viene monitorato tenendo conto delle metodologie adottate e delle risposte registrandone le modificazioni: adattando e modificando l’intervento durante il percorso riabilitativo nel rispetto delle esigenze del paziente con l’obiettivo di mantenere  sempre un intervento cucito su misura.

All’interno dell’equipe riabilitativa si occupa di stendere rapporti tecnico-scientifici e informare adeguatamente gli altri professionisti sanitari coinvolti, nonché l’utente; quindi interagisce con le altre figure professionali nella verifica del Progetto Educativo Individualizzato utilizzato in ambito scolastico.

Infine quando necessario,valuta la necessità di ausili o strumenti dispensativi-compensativi per il miglioramento della vita quotidiana quali computer, smartphone, protesi per la sordità etc;, accompagnando il bambino  all’uso degli stessi e verificandone l’efficacia.

Compie quindi periodicamente un aggiornamento dell’attività clinica alla luce della Evidence Based Practice (pratica basata sull’efficacia).

Quali strumenti utilizza?

Presa visione della documentazione medica, in collaborazione con gli altri specialisti all’interno di LiberaCorpoMente effettua una valutazione funzionale del paziente. Gli strumenti di valutazione di cui si serve sono validati e standardizzati (test, questionari, etc.).

La scelta di questi avviene in base alle più recenti evidenze scientifiche, Linee Guida o altri documenti di riferimento, in relazione alle caratteristiche dell’utente (età, patologia, gravità del disturbo, etc.)

A seguito della stesura della diagnosi definita dal Neuropsichiatra Infantile, il logopedista in accordo con l’equipe multidisciplinare definisce un piano riabilitativo individuale, specificando la metodologia riabilitativa utilizzata, gli ausili necessari, le tempistiche.

Viene quindi praticata in base alle necessità:

Strumento essenziale, per i pazienti in età evolutiva, è trovare un punto di raccordo tra l’equipe che segue il bambino e le insegnanti. La scuola è il luogo dove il bambino trascorre la maggior parte del tempo ed è importante che venga stimolato in maniera corretta. È per questo motivo che all’interno del metodo Liberacorpomente abbiamo organizzato diversi spazi di comunicazione e condivisione tra le figure che ruotano intorno al bambino.

Il logopedista,  così come tutti i membri dell’equipe multidisciplinare LCM, è  sempre pronto ad incontrare le insegnanti, per chiarire i loro dubbi e per proporre eventuali attività, attuabili in classe oppure in piccoli gruppi, per favorire il corretto sviluppo linguistico e di apprendimento scolastico.

Ultime,ma non per importanza, sono le abilità specifiche che il logopedista deve avere  :

  • Doti comunicative e interpersonali
  • Empatia e sensibilità
  • Flessibilità e pazienza
Una logopedista mostra un esercizio ad una ragazzina
Ragazzina e logopedista

L’importanza del Logopedista

Sebbene la logopedia, in ambito infantile, venga talvolta scambiata come solo insegnamento del linguaggio e della letto-scrittura, va ben oltre il semplice insegnare ai bambini. La logopedia può aiutare in più abilità relative alla comunicazione, aiutando il bambino nella costruzione di relazioni e nello sviluppo del cervello, con l’obbiettivo di migliorare la qualità generale della vita.

Il logopedista può supportare i bambini nello sviluppo delle loro abilità sociali come la comprensione del linguaggio del corpo altrui o comunicare in vari contesti o con diversi partner comunicativi stimolando la pragmatica comunicativa.

Questo può permettere al bambino di sviluppare maggiore capacità di comprensione delle intenzionalità altrui stabilendo connessioni più forti con altre persone e relazioni più soddisfacenti e durature. In questo modo i bambini possono imparare quest’area di comunicazione sottile e quasi impercettibile che non sempre si sviluppa facilmente per tutti, ma che è essenziale per stringere amicizie e sentirsi bambini più felici e più connessi!

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L’importanza dell’aiuto compiti. Chi è? Di cosa si occupa? Come lo fa?

bambino a braccia incrociate davanti una lavagna con diregnate braccia che mostrano i muscoli

Scopri la figura  dell’aiuto compiti, il ruolo che svolge come sostegno e rinforzo nell’apprendimento scolastico, gli strumenti di cui si avvale e la cooperazione all’interno di un team.

Chi è?

L’aiuto compiti è un professionista che ha il compito di sostenere l’alunno perché diventi autonomo e costruisca un efficace metodo di studio.

E’ una figura di supporto, che aiuta anche le famiglie nella gestione del bambino/ragazzo e dei suoi “doveri” scolastici.

Oltre che ad occuparsi dell’apprendimento dell’alunno aiuterà a riprendere fiducia in se stesso senza mai sostituirsi all’equipe muldidisciplinare.

Cosa fa?

L’attività centrale dell’aiuto compiti è costituita dallo svolgimento dei compiti assegnati da parte dei docenti  scolastici.

Questa figura professionale, per i tratti che lo caratterizzano, offre la possibilità di seguire il bambino in ogni fase dello svolgimento dei compiti e dello studio.

La sua presenza all’interno  del percorso di apprendimento potrebbe essere funzionale nel rilevare problematiche  varie che nel contesto scolastico non sono state colte o  sono state sottovalutate.

Tuttavia l’aiuto compiti cosi come il TUTOR DSA e BES  è molto adatto agli alunni che hanno delle difficoltà specifiche nell’apprendimento, come ulteriore sostegno.

L’aiuto compiti ed un bambino

Lo scopo dell’intervento è:

·      favorire l’apprendimento,

·      stimolare l’autonomia,

·      far acquisire un metodo di studio efficace

Il lavoro dell’aiuto compiti, all’interno dell’equipe multidisciplinare  è improntato anche a:

·        collaborare con la famiglia fornendo dettagli specifici,

·        collaborare con la scuola e dialogare con gli insegnanti, ,

·        collaborare con gli altri professionisti

 

Quali strumenti utilizza?

L’aiuto compiti aiuterà lo studente ad avere più consapevolezza  delle proprie caratteristiche e capacità.

Lo studente sarà in grado di imparare un metodo e delle strategie efficaci, ad esempio come creare mappe concettuali.

Imparerà ad usare, qualora ce ne sia bisogno, gli strumenti compensativi, i libri digitali e i software per lo studio sviluppando capacità organizzative e di pianificazione.

Le finalità dell’aiuto compiti, all’interno dell’equipe multidisciplinare  sono volte al miglioramento psico-attitudinale dell’alunno tramite:

·      l’aumento della motivazione attraverso l’autoefficacia

·      laccrescimento dell’autostima e del senso di competenza

·      il superamento dell’ansia da esame

·      l’acquisizione di risultati migliori con minor stress

·      il raggiungimento di obiettivi specifici per ognuno

Per raggiungere tali finalità c’è bisogno dell’attivazione di squadra, la strategia adottata nel metodo LiberaCorpoMente è quella di associare l’apprendimento al divertimento, impostando la lezione sul gioco specifico e finalizzato.

Imparare attraverso il gioco offre molti vantaggi agli studenti, fra i quali:

  • il piacere di apprendere
  • un senso di realizzazione
  • una sensazione di libertà
  • l’apertura a nuovi universi
  • la fiducia in se stessi

 

L’importanza dell’aiuto compiti

La presenza di un aiuto compiti integrato all’equipe multidisciplinare è finalizzata al raggiungimento di obiettivi condivisi con scadenza  a breve, medio e lungo termine e alla generalizzazione degli stessi in contesti domestici e scolastici.

E’ necessario sottolinearne l’importanza  in particolare momenti evolutivi e storici, nei momenti in cui bambini e ragazzi possono essere particolarmente disorientati e bisognosi di supporto per organizzarsi e riorganizzarsi.

La pandemia da Covid -19 ha costretto migliaia di alunni alla didattica a distanza (DAD) in maniera repentina al fine di ridurre i contagi.  

Venendo meno l’apprendimento cooperativo e la relazione diretta con gli insegnanti e col gruppo-classe, i bambini e ragazzi hanno dovuto sviluppare un nuovo approccio ai compiti. L’intervento di un aiuto compiti potrebbe essere ancora più importante in situazioni dove  c’è necessità di ritrovare un nuovo equilibrio.

L’aiuto compiti può, in questo caso, ovviare ad alcune difficoltà  sviluppate nel periodo DAD  ed essere per l’alunno anche un sostegno morale.

Ad ogni modo, l’obbiettivo ultimo è rendere l’alunno autonomo sostenendolo in un   percorso di crescita in maniera chiara, efficace e programmata; affinché in tempi brevi ed efficaci si possa risolvere il disagio del bambino/ragazzo e/o della sua famiglia.

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Il tutor DSA-BES. Chi è, di cosa si occupa, come lo fa?

Bambino svolge una videolezione

Scopri la figura professionale del Tutor DSA-BES ,il ruolo che svolge come guida nell’apprendimento, gli strumenti di cui si avvale e la sua cooperazione con altre figure professionali

Chi è il Tutor DSA-BES?

Il tutor dell’apprendimento (TUTOR DSA-BES) è uno specialista abilitato ad operare con studenti con difficoltà e/o disturbi dell’apprendimento (DSA)  di varia natura ed intensità, svolgendo il ruolo di facilitatore e guida per i processi di apprendimento, di promotore dell’ autonomia e di mediatore nei rapporti famiglia-scuola.

I DSA, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento identificano difficoltà nell’apprendimento scolastico, riguardando in modo specifico uno o più domini di abilità e competenze: Dislessia, la Disortografia, la Disgrafia e la Discalculia.

Sulla base del riferimento normativo, possiamo affermare che il tutor “ideale” ha una Laurea universitaria in ambito neuro-psico-pedagogico e ha conseguito Master e/o Corsi di formazione specifici sui DSA con certificazione M.I.U.R.

Il suo scopo è favorire i processi di apprendimento e la motivazione necessaria allo studio, oltre a presentare all’allievo gli strumenti compensativi più idonei a superare i suoi gap. Il tutor accompagna l’alunno in modo strutturato e continuativo nel tempo, a percorrere in modo sereno il cammino scolastico, affrontando insieme tutte le difficoltà e le nuove sfide che la scuola può presentare.

Cosa fa?

Il Tutor DSA affianca ed aiuta i bambini e/o i ragazzi con D.S.A. ad acquisire un metodo di studio personale ed efficace, utilizzare al meglio gli strumenti compensativi, accrescere la loro autonomia, l’autostima ed il senso di autoefficacia.

Ha un ruolo fondamentale nei rapporti famiglia-scuola di cui diviene mediatore:

  • Supporta i genitori del bambino con diagnosi DSA nei colloqui con gli insegnanti.
  • Prende visione del Piano Didattico Personalizzato
  • Partecipa alla programmazione del percorso didattico

Supporta i genitori e fornisce loro strategie per comprendere le difficoltà dei figli e le modalità per dare loro sostegno nello studio, organizzando con loro il lavoro da fare senza mai sostituirsi all’equipe multidisciplinare che effettua l’intervento clinico.

Nell’intraprendere il suo compito osserva le modalità di apprendimento del bambino e il suo metodo di studio; prende nota delle difficoltà che emergono e sulla base di queste struttura un percorso coerente ai fini di un recupero-potenziamento delle abilità.

Instaura una relazione di fiducia e di alleanza con il bambino, incoraggiando la motivazione allo svolgimento delle attività proposte.

Può affiancare nella pratica, a casa o in centri specializzati, il lavoro di potenziamento eseguito con altre figure di riferimento come psicologi, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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Durante questo incontro conoscitivo potrai capire qual è il problema e scoprire come risolverlo

Quali sono le sue competenze?

Partendo dalla lettura e analisi della diagnosi e servendosi di strumenti specifici, identifica punti di forza e aree di miglioramento su cui strutturare il lavoro. La personalizzazione è estremamente importante poiché ogni individuo è diverso dagli altri e il Tutor specializzato sa che non è possibile agire in modo standard e precostituito. 

Il tutoring contribuisce a limitare i fenomeni di disagio e dispersione promuovendo la crescita. Il Tutor specializzato favorisce quindi:

  •  l’acquisizione di un metodo di studio personale ed efficace, utilizzando al meglio gli strumenti compensativi.
  • l’accrescimento dell’autonomia nello studio attraverso un percorso di potenziamento delle capacità cognitive.
  • L’accrescimento dell’autostima ed il senso di auto efficacia.

Quali strumenti utilizza? 

Utilizzando supporti strategici per l’apprendimento delle varie materie come schemi, tabelle, sintesi, strumentazione informatica, mappe concettuali, etc.

Risulta inoltre fondamentale un lavoro di co-costruzione con gli insegnanti e con l’equipe multidisciplinare dello studente in modo da assicurare a quest’ultimo che il lavoro venga condotto con obiettivi comuni.

Strumenti, strategie e metodi precisi facilitano i processi di apprendimento, supportando nella comprensione dei meccanismi metacognitivi: come opera la mente, oltre che favorire l’acquisizione di concetti e contenuti. La maggiore consapevolezza metacognitiva incrementa la corretta selezione delle strategie da utilizzare e il loro utilizzo.

Benefici della presenza del Tutor DSA – BES

Il tutoring limita i fenomeni di disagio e dispersione promuovendo la crescita dei ragazzi. Aiuta lo studente a riconoscere le risorse positive di cui dispone e contribuisce attivamente allo sviluppo del percorso formativo.

Costruendo una relazione di fiducia con l’alunno, il Tutor DSA-BES lo supporta nell’incremento dell’autostima e nel senso di autoefficacia. Ciò avviene:

  • direttamente con rinforzi e motivazione
  • indirettamente attraverso il miglioramento dei risultati positivi e la riduzione della fatica e frustrazione

Questi miglioramenti impattano positivamente sull’immagine che il bambino o ragazzo ha di sé. 

La figura del Tutor è molto importante per gli alunni con DSA o BES poiché offre sostegno non solo didattico ma anche emotivo e relazionale. Per questa ragione è un valido aiuto e una figura di riferimento per i ragazzi nel raggiungimento della loro autonomia scolastica.

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I DSA: Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Sono definiti come l’insieme dei disordini caratterizzati da una specifica difficoltà nell’acquisizione di una o più abilità scolastiche: lettura, scrittura e calcolo. E’ propria di bambini con normale sviluppo intellettivo e si manifesta nei primi anni della scuola primaria e in assenza di alterazioni neurosensoriali.

Cosa vuol dire DSA?

L’acronimo DSA sta per  Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cioè disturbi legati al neuro sviluppo in età evolutiva ,riguardanti le abilità scolastiche. I disturbi sono quattro e riguardano lettura scrittura e calcolo: Dislessia ,Disgrafia ,Disortografia e Discalculia.

  • Dislessia, indica la difficoltà di lettura
  • Disgrafia difficoltà nelle componenti motorie della scrittura
  • Disortografia difficoltà nella trasformazione dal parlato allo scritto
  • Discalculia, indica la difficoltà di calcolo

Una legge, la 170/2010, non solo riconosce l’esistenza di questa tipologia di disturbi ma fornisce delle direttive utili alla scuola e alla famiglia in tema di DSA.

Questi “disturbi” si manifestano nei primi anni della scuola primaria, e vengono definiti in questo modo perché caratterizzati dall’impossibilità di fare propri alcuni insegnamenti. Spesso queste difficoltà vengono confuse come scarso impegno o addirittura scarsa intelligenza.

Nulla di più sbagliato perché le problematiche che incontrano i DSA nascono proprio dall’impossibilità di automatizzare alcune abilità. Consideriamo per esempio un bambino che non riesce a memorizzare le tabelline, anche esercitandosi di più non riuscirà nel suo intento anzi, sicuramente, anche da adulto avrà difficoltà a ricordarle.

E’ vero che DSA lo si è per tutta la vita , perché è come una caratteristica propria della persona, tuttavia c’è sempre un margine di miglioramento , soprattutto se il disturbo viene diagnosticato precocemente e ne viene dato un adeguato supporto.

Definiamo questi disturbi attraverso 2 concetti

Specifici. I DSA vengono definiti specifici perché riguardano unicamente lettura scrittura e calcolo ed i loro processi di apprendimento. Infatti durante l’apprendimento non si sviluppano degli automatismi come la lettura fluente o la capacità di calcolare ed elaborare i numeri. Tuttavia un Disturbo dell’apprendimento è appunto Specifico perché non compromette le funzioni generali del bambino. I bambini hanno un’intelligenza nella norma e anzi delle volte sono particolarmente geniali e con uno spirito artistico ed empatico ben sopra la media.

La loro specificità deriva anche dal fatto che i DSA non hanno una matrice psicologica, sensoriale o formativa. Infatti non derivano da alcuna  carenza a livello visivo o uditivo , ne da problematiche familiari, e nemmeno da un insegnate che non sia in grado di insegnare adeguatamente a leggere e scrivere o da uno scarso impegno ed interesse da parte del bambino. Anzi in passato soprattutto i ragazzi dsa erano spinti ad abbandonare la scuola  perché demotivati in quanto non  vedevano riconosciuto il loro impegno.

Evolutivi. L’ American Psychiatric Association nel 2013 , ha classificato questi disturbi tra quelli del neuro sviluppo. Hanno infatti un’origine neurobiologica, consiste in uno sviluppo atipico che si manifesta appunto in età evolutiva, si tratta quindi di una caratteristica dell’individuo e non di una patologia. Avvengono per una differenziazione di alcune aree del cervello e i fattori che portano a ciò sono davvero vari possono essere genetici, o legati al primo sviluppo o addirittura parentali.

Diagnosi: l’importanza della tempestività

Lo sapevi che che in Italia un terzo dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento non riceve tempestivamente una diagnosi  e spesso per questo abbandona la scuola?

Riconoscere tempestivamente un DSA favorirà non solo lo studente sia nel suo percorso di studi  che in termini di autostima e gratificazione lavorativa e personale.

La scuola e gli insegnanti sono per questo fondamentali all’individuazione del problema in quanto dovrebbero essere i primi a notare le difficoltà, e indirizzare i genitori verso un percorso diagnostico ed una certificazione. Sebbene ad oggi le certificazioni siano riconosciute solo se rilasciate dagli enti pubblici o accreditati, molte scuole hanno predisposto che già in presenza di una valutazione si può predisporre un piano didattico proprio per favorire sin da subito il diritto allo studio del ragazzo .

Tuttavia se un bambino presenta delle difficoltà prima di dire che si tratta di DSA bisogna escludere altre difficoltà legate al  neuro sviluppo o, semplicemente alla necessità di avere più tempo.

Il primo passo per accertarsi che sia un disturbo dell’apprendimento è intraprendere un’approfondita diagnosi in cui oltre che valutare lettura scrittura e calcolo si valuta cognitivamente il bambino in modo da escludere la presenza di altri problemi. In aggiunta si indaga la storia clinica e scolastica proprio per escludere altri problemi psicologici o sensoriali.

Per effettuare una diagnosi puoi rivolgerti a psicologi, neuropsichiatri infantili in collaborazione anche con logopedisti e pedagogisti. Ad oggi le diagnosi si svolgono sia nei centri del sistema sanitario nazionale, sia presso professionisti con studi privati. In entrambi i casi si rispettano degli specifici criteri diagnostici secondo le disposizioni del Miur.

Cosa succede dopo la valutazione?

Dopo aver ricevuto la diagnosi di uno o più (spesso coesistono tra loro) di questi disturbi, il bambino viene inserito in un progetto riabilitativo che ha lo scopo di potenziare le aree di fragilità emerse dalla valutazione.

Oltre al potenziamento delle stesse, spesso, risulta necessaria anche l’introduzione di strumenti di compenso (es. calcolatrice, computer, tavola pitagorica) che possano permettere al bambino con disturbo dell’apprendimento di poter riuscire positivamente all’interno del contesto scolastico e non. E’ fondamentale per la buona riuscita dell’intervento terapeutico il coinvolgimento, sia dell’équipe multidisciplinare, che della scuola nel suo insieme. Entrambe devono concordare delle modalità comuni di approccio alle difficoltà del bambino.

A livello scolastico viene sottoscritto in accordo con i professionisti e la famiglia un PDP , un Piano Didattico Personalizzato, affinché il bambino apprenda e non sia penalizzato. Nel PDP verranno inoltre predisposte le misure compensative e dispensative ad hoc per quel bambino.

Le misure compensative sono degli strumenti o delle strategie atti a compensare la o le  fragilità del bambino e scelti anche in base alle peculiarità di ciascun bambino.

Mentre le misure dispensative vengono adottate per la valutazione dell’alunno. Per esempio i bambini con un disturbo della lettura possono essere dispensati dal leggere in classe ad alta voce. Queste misure non devono però considerarsi una semplificazione ma un necessario aiuto alla formazione del bambino.

Come gestire i compiti a casa?

I compiti a casa sono spesso motivo di frustrazione non solo per i bambini/ragazzi ma anche per i genitori che spesso non hanno tempo o competenze adeguate a supportare i figli.

Nel caso in cui il problema si il tempo , è consigliabile rivolgersi ad un centro privato che si occupi dell’insegnamento ai bambini/ragazzi  ragazzi con DSA e che gli operatori del centro a prescindere dal loro titolo di studio abbiano svolto un corso per diventare tutor DSA.

In alternativa ,se ad essere inadeguate sono le competenze i genitori potrebbero scegliere di seguire in prima persona il corso per diventare Tutor DSA mettendo però al primo posto il benessere del ragazzo. Infatti qualora vi siano tensioni in famiglia o si venga a creare uno strano rapporto di dipendenza è meglio un supporto esterno.

Qui la storia di Olga una mamma stoica https://www.youtube.com/watch?v=rsBmqPoRrZE