Come scegliere il gioco giusto per tuo figlio: falsi miti e consigli

bambino gioca con cubi di legno

Ti sei trovato anche tu davanti allo scaffale di un grande negozio di giocattoli non sapendo davvero cosa scegliere? La vasta proposta dei grandi magazzini ti disorienta? Di seguito falsi miti e consigli per orientarti meglio in questa difficile scelta.

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Falsi miti

Non esiste un gioco che rispecchia esattamente il bisogno di tuo figlio

Spesso sulle etichette dei giocattoli troviamo un’indicazione rispetto all’età ma nella maggior parte dei casi non è un indicazione veritiera ;e inoltre ogni bambini è a sé.

Difficilmente vi è un’aderenza tra l’età indicata e la reale possibilità da parte del bambino di fare quel gioco.

Poniamo l’esempio: abbiamo un gioco per bambini di 3 anni molto carico di stimoli visivi e percettivi, che si focalizza su lettura scrittura e calcolo. Il genitore comprerà il gioco con l’intenzione di fare qualcosa di positivo per il proprio bambino. Quest’ultimo tuttavia difficilmente riuscirà a sviluppare le abilita previste dal gioco ed anzi non ci giocherà affatto.

Nota bene che il gioco è la cosa più seria che un bambino possa fare, e se non riesce a trarne piacere probabilmente lascerà stare . Tuttavia per noi il “comprare” un nuovo giocattolo è anche un impegno economico e nel momento in cui le nostre aspettative vengono deluse, scatta in noi genitori la frustrazione, allontanandoci dal desiderio sperato .

Per cui prima di comprare un gioco ricorda che nella maggior parte dei casi l’età indicata non è veritiera.

Il prezzo e la bella confezione non sono sinonimo di successo

L’alto prezzo  e attrattività di un gioco non corrispondono spesso ad un alto livello di funzionalità. Non sono i giochi più costosi ad interassare i bambini e un alto costo non vuol dire maggiore qualità.

I bambini sia prescolari che scolari non hanno reale percezione del costo di un gioco ,questa associazione è piuttosto una prerogativa di noi adulti per cui un prezzo più elevato corrisponde ad una maggiore qualità.

Piuttosto che comprare giocattoli dalle cifre spropositate, per fare davvero qualcosa di importante per i nostri figli, nipoti o bambini che riceveranno quel gioco, possiamo fare un analisi dei suoi bisogni. Cosa può davvero piacere o di cosa può avere davvero bisogno un bambino ?

Questa domanda ci può orientare nella scelta per capire quale tipo di gioco scegliere.

Preferire un gioco piccolo o che faccia scoprire qualche abilità o un nuovo modo di saper fare  ai bambini, è da preferire a grandi e voluminosi giochi che non saranno mai usati. Per cui quando dobbiamo scegliere un gioco, ma anche un libro, dobbiamo sempre ricordarci l’angolazione giusta: guardare con gli occhi di un bambino.

Tanti stimoli e tutti insieme non fanno bene al tuo bambino!

 Similmente un gioco più attrattivo o con più stimolazioni, non garantisce un interesse maggiore per il bambino. Anzi le neuroscienze ci dicono che se ci sono troppi stimoli percettivi, tanti colori, tanti suoni, tante forme contemporanea mente il nostro cervello si affatica. Se il nostro cervello si affatica, ancor di più quello di un bambino che è ancora in evoluzione.

Senza fare nomi di case o marche, un esempio concreto potrebbero essere quei tavolini di multiattività per bambini dai 3 ai 5 anni, che hanno davvero tanti, troppi stimoli. Questi non fanno che mandare in confusione i bambini. Ogni azione fatta ha un peso nella costruzione dei nostri bambini e per questo bisogna scegliere accuratamente anche i giochi ed essere consapevoli dell’importanza che  hanno.

Il bambino pur di scoprire il gioco appena regalato si ritrova spesso a non capire neanche quello che sta facendo, ma continua a farlo perché incitato e sovraeccitato . Il bambino quindi si approccia a quel gioco per condizionamento e non per apprendimento . Questa è la base del tutto, per cui dobbiamo chiederci se vogliamo realmente confondere e disorganizzare i nostri bambini e quelle che sono le loro funzioni cognitive, il loro sistema attentivo e di organizzazione percettiva oltre che la loro capacità interattiva.

Come ci curiamo dell’alimentazione e della cura fisica dei nostri bambini, dobbiamo stare anche attenti all’alimentazione cognitiva ed emotiva. Ed è per questo che ci tengo a darvi degli strumenti per sapere qual è la cosa migliore da fare. Con gli strumenti giusti sarete in grado di fare le scelte giuste e creare un percorso educativo personalizzato per il vostro bambino , perché la genitorialità è vostra ,e nessuna può sostituirvi.

Bambini giocano con forme di legno

I miei consigli da professionista e mamma

Come mamma e donna lavoratrice so di non poter scegliere veramente quanto tempo passare con mio figlio, ma posso scegliere la qualità di quel tempo passato insieme. E’ quello che fa la differenza e ci permette di rimanere al timone della relazione che abbiamo con i nostri bambini ed essere davvero dalla loro parte. Come comunicare ai nostri figli che ci siamo ?

Grazie a uno studio tutto italiano su i neuroni a specchio sappiamo che i bambini apprendono attraverso l’imitazione del nostro fare, le nostre azioni  e quindi anche attraverso la gestione del nostro tempo. Per meglio gestire questo tempo insieme possiamo scegliere con qualità le modalità delle esperienze e dei materiali.

Due materiali con i quali mi sono trovata bene

  • Norman e la storia di quando pensò di non essere normale

Il libro è  bellissimo e l’ho trovato quasi per caso in libreria. Cercavo un modo per introdurre al mio bambino il concetto di diversità intesa come unicità, per via di discorsi sentiti  che non mi piacevano tanto. Volevo soffermare l’attenzione sull’espressione di sé stessi. La capacità di esprimere il proprio valore e accettare il valore dell’altro nel rispetto delle proprie unicità. Nel nostro spazio serale dedicato ai libri abbiamo letto insieme questa storia e mio figlio ha apprezzato molto il libro sia nei contenuti che nelle immagini è piaciuto molto.

  • SOS PINGOUIN

Un gioco che ho comprato e che mi sento di consigliarvi perché trasversale per le diverse età e molto divertente. Non dura tanto e permette di lavorare sulla motricità fine e quindi sulla coordinazione oculo manuale . E’ adatto sia a bambini di età prescolare perché ne sviluppa l’abilità, sia a bambini in età scolare per la scrittura. Questo gioco o comunque giochi come questo permettono di lavorare sull’attenzione sostenuta e sulla tolleranza alla frustrazione.

  • Labirinto magico

E’ un gioco strutturato con una difficoltà importante, per questo motivo è da preferirsi per i bambini in età scolare. Lo reputo davvero molto valido come gioco poiché consente al bambino di lavorare su più abilità. In primo luogo sull’attenzione e sul problem solving :in questo modo il bambino sviluppa la flessibilità cognitiva. Si lavora anche sulla comprensione generale e sulla regolazione emotiva: il bambino si ritrova a gestire situazioni inaspettate e a sviluppare una tolleranza alla frustrazione.

Vi consiglio di andare in un negozio di giocattoli o in libreria o in biblioteca, con l’idea di selezionare e scegliere il gioco o libro che prendereste per vostro figlio. Cercate di sceglierlo con gli occhi del vostro bambino senza per forza acquistarlo. Fatemi sapere! 

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L’INSEGNATE. Chi è? Qual è la sua funzione?

Bambini a scuola

La professione dell’insegnate, educatore e pedagogo e il suo importantissimo ruolo come guida affinché tutti gli alunni possano sviluppare le diverse intelligenze.

Chi è?         

È un educatore, un regista del processo di costruzione dell’apprendimento e di formazione delle competenze, uno stratega dell’attività educativa in classe che ha effetti lungo tutta la vita dell’allievo.

Sebbene le finalità siano all’incirca le stesse ,i percorsi per gli insegnanti variano in base alla fascia d’età dei loro alunni e ai loro bisogni:

  • insegnante nella Scuola dell’infanzia ( dai 2/3 anni ai 5/6 anni)
  • insegnante nella Scuola primaria (dai 5/6 anni ai 10/11 anni)
  • insegnante della Scuola secondaria di primo e secondo  grado  ( dai 10/11anni ai 18/19anni)

“La Maestra” dell’infanzia si preoccupa dello sviluppo psicomotorio dei bambini favorendo e attribuendo grande valenza al gioco dal punto di vista educativo, attraverso attività ludiche cerca di raggiungere gli obiettivi prefissati.

“La Maestra” della scuola primaria contribuisce alla socializzazione e dà il via alla prima alfabetizzazione, si occupa dello sviluppo cognitivo e psicologico dei bambini nel rispetto delle diversità individuali.

I titoli di accesso alla professione di Maestra utili alla formazione degli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria sono la

  • Laurea in Scienze della Formazione Primaria di durata quadriennale indirizzo infanzia o primaria
  • la nuova Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria (LM-85bis).  Il percorso di studi, della durata di cinque anni permette di conseguire un titolo dal valore abilitante per l’insegnamento nei due diversi ordini di scuola.

Mentre per quanto riguarda l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, “il professore” potrà insegnare dopo una laurea magistrale e il superamento di un concorso  a cattedre, cioè il concorso pubblico che permette di ricoprire un posto da insegnante nelle regioni designate  a cui segue l’abilitazione all’insegnamento.

Qual è la sua funzione?

L’insegnante riveste un ruolo privilegiato, poiché è chiamato a mediare tra l’individuo singolo e la società. Questo è un compito fatto di impegno, pazienza, ricerca, sperimentazione ed è pieno di responsabilità.

Prima fra tutte, la responsabilità di influenzare in maniera positiva le personalità degli alunni, di contribuire a formare quelli che saranno le donne e gli uomini di domani.

Nella sua scuola l’insegnante non ha clienti e utenti, ma persone che hanno bisogno di cura nel senso più largo. Egli deve guidare le esperienze degli alunni con grande competenza e responsabilità.

L’insegnante favorisce la crescita degli alunni  aiutandoli a sviluppare abilità di base in vari ambiti disciplinari e insegna regole di convivenza favorendo l’inclusione e l’integrazione di tutti i bambini.

Insegnare è qualcosa di più di una semplice professione. Richiede specifica e solida competenza disciplinare, capacità di interagire con gli altri e capacità didattica e di comunicazione.

Ma è, soprattutto, qualcosa che si sente dentro, perché oltre alla professionalità, per un insegnante è essenziale la motivazione, l’entusiasmo e l’amore per l’altro.

maestra fa una domanda in classe e i bambini seduti nei banchi alzano la mano per poter rispondere
classe di bambini alza la mano ad una domanda della maestra

Quali sono le sue competenze?

L’insegnante per poter assolvere a i suoi compiti deve avere tre fondamentali competenze :

  • competenza culturale
  • competenza pedagogico – didattica
  • competenza psicologica

Competenza culturale : l’insegnante deve avere una conoscenza della struttura concettuale e sintattica della propria disciplina d’insegnamento, in modo da organizzare le informazioni in una struttura semplice e solida  affinché  gli alunni ne siano coinvolti e interessati.

Competenza pedagogico – didattica: capacità di scegliere in modo consapevole metodi e strategie didattiche atte a favorire la maturazione degli alunni; è importante che un insegnante abbia chiari gli obiettivi educativi che si propone e possieda una metodologia e degli strumenti adeguati per garantire il conseguimento di tali obiettivi.

Competenza psicologica : riguarda i processi psichici dei propri studenti (percezione, apprendimento,) per poterli stimolare,orientare con il suo intervento educativo e per valutarli;le caratteristiche psicologiche (capacità di comprensione, modalità di rapportarsi agli altri, eventuali problemi); gli  atteggiamenti psicologicamente adeguati nei confronti degli alunni.

Agli insegnanti inoltre si chiede di essere in grado di riconosceresegnalare un Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

La scuola rappresenta l’osservatorio per eccellenza in cui individuare precocemente la presenza di un DSA. Infatti è l’ambiente in cui si evidenziano più facilmente questi disturbi, in quanto gran parte della giornata il bambino è sui banchi, impegnato nello scrivere, leggere e fare i calcoli aritmetici.

Gli insegnanti, una volta rilevati gli indicatori di un possibile DSA, dopo aver attuato quanto di loro competenza attraverso strategie didattiche mirate, sono tenuti a comunicarlo alle famiglie, per procedere insieme ad un invio agli enti di competenza per provvedere alla diagnosi.

Ottenuta la diagnosi l’insegnante sarà coinvolta nel team di professionisti ( neuropsichiatra ,psicologo,logopedista TNPEE)  affinché,mediante una strategia mirata, sia favorito il suo sviluppo linguistico ma anche le sue abilità sociali.

L’insegnante oggi, quindi non si configura solo come dispensatore di conoscenze ma, rappresenta per il gruppo classe in cui sono inseriti uno o più casi di DSA, una guida, un facilitatore, un supporto nella costruzione attiva della conoscenza da parte degli allievi.

La sfida della scuola moderna è quindi divenire sempre più flessibile e capace di comprendere, valorizzare e adeguarsi alle differenze tra gli alunni.

LO PSICOLOLGO DELL’ETA’ EVOLUTIVA. Chi è? Di cosa si occupa? Come lo fa?

bambino felice allarga le braccia in un campo di grano

Lo psicologo  è un professionista sanitario che in ambito psicologico svolge attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione e riabilitazione  per il singolo, la coppia  e/o per gruppi sociali.   All’interno del centro Libera Corpo Mente si occupa specificatamente della cura delle difficoltà psicologiche  dei bambini e degli  adolescenti facilitando le relazioni familiari tra adulti e   bambini anche attraverso dei supporti pratici e dei percorsi specifici per i genitori.

Chi è lo Psicologo dell’età evolutiva ?

Il percorso formativo del professionista prevede la laurea in psicologia, dopo l’abilitazione alla professione di psicologo  può frequentare una scuola di specializzazione con vari  indirizzi  di riferimento.

Lo psicologo in età evolutiva  impronta il suo lavoro sulle difficoltà, i disagi e le problematiche nell’ambito specifico dello sviluppo infantile al fine di  migliorare lo stato di salute psicofisico dei minori in trattamento.

Cosa fa?

Durante l’età evolutiva (dai 3 ai 18 anni) il bambino prima e ragazzo poi, affronta molti cambiamenti (fisici, emotivi, comportamentali), continue prove, infinite sfide quotidiane. Non tutti riescono ad affrontare tutto questo senza ripercussioni sul proprio stato di benessere ed equilibrio psicofisico.

E in questo contesto che può nascere un malessere fonte di grande disagio. Tale disagio può essere verbalizzato o somatizzato ed esplodere sotto forma di problemi fisici, comportamentali, emotivo-relazionali.

Quando il bambino/adolescente manifesta difficoltà nell’affrontare situazioni dal forte impatto emotivo, lo psicologo dell’età evolutiva, offre un lavoro di supporto psicologico per accompagnare il giovane e la sua famiglia nel districarsi tra le difficoltà vissute o quotidiane.

Alcune delle problematiche manifestate dal minore possono essere:

  • Disturbi del comportamento
  • Disturbi emotivo-relazionali
  • Disturbi della personalità
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Dipendenze

Il lavoro di squadra è fondamentale per fare un’analisi completa ed un intervento specifico e cucito su misura del bambino e della sua famiglia pertanto lo psicologo ,come tutte le altre figure presenti all’interno dell’equipe multidisciplinare LiberaCorpoMente, lavora in rete intorno al bambino.

Tra gli obiettivi che la terapia si propone di raggiungere – oltre all’identificazione e all’elaborazione delle dinamiche che hanno causato il disagio – sicuramente abbiamo :

  • miglioramento della percezione del Sé,
  • miglioramento dell’autostima,
  •  consapevolezza dei propri limiti e delle proprie risorse
  • il riconoscimento delle proprie emozioni e delle difese che vengono messe in atto quando queste divengono intollerabili e ingestibili.
  • Miglioramento dell’autoregolazione comportamentale
  • Miglioramento delle relazioni sociali

Quali sono le sue competenze?

Gli psicologi  riconoscono la necessità di riferirsi ad un modello teorico multifattoriale che tenga conto di:

  • Tappe dello sviluppo normale del bambino;
  • Continuità tra salute e patologia;
  • Continuità tra fanciullezza e vita adulta
  • Collegamento con elementi del contesto di vita del bambino, in linea con l’approccio bio-psico-sociale (OMS,1948);
  • Individuazione dei fattori di rischio della psicopatologia e fattori protettivi;

Lo specialista in psicologia dell’età evolutiva si occupa di valutare, diagnosticare e trattare terapeuticamente disfunzioni presenti in questa particolare fase della vita. Il lavoro svolto sempre all’interno dell’equipe multidisciplinare può essere di due tipologie:

  • diretto se svolto con il bambino
  • indiretto se rivolto ai genitori

Tante sono le modalità di intervento che variano in relazione all’età del minore e motivate dalle differenti situazioni di malessere espresse.

All’interno del nostro modello di lavoro utilizziamo diverse modalità in maniera integrata e specifica per ogni bambino. Ogni intervento è pensato, individualizzato e cucito su misura e questo è possibile grazie ad una collaborazione attiva con il genitore che è parte integrante del progetto.

Ogni genitore dopo essere stato adeguatamente informato sceglie responsabilmente il percorso da intraprendere tenendo conto dei bisogni propri, di quelli del minore e della propria famiglia in generale.

Lo psicologo svolge anche una funzione di sostegno e accompagnamento delle situazioni relazionali complesse, funzione di risolutore-facilitatore o mediatore qualora ci si confronti con rapporti familiari critici caratterizzati da alterazione dei normali equilibri.

Si tratta, quindi, di sollecitare il processo di elaborazione delle esperienze traumatiche o dolorose e di lavorare a favore di un buon equilibrio psichico, dando ascolto ai vissuti del mondo interno e sostenendo il processo di integrazione.

Questo processo di cambiamento è utile per il presente del bambino e soprattutto per il suo futuro al fine di dargli gli strumenti necessari per affrontare le piccole e/o grandi difficoltà della vita che inevitabilmente sarà chiamato ad affrontare.

Primo piano di un bambino con gli occhi nocciola che  guarda
primo piano bambino

Quali strumenti utilizza?

Gli strumenti principali di intervento sono:

  • colloqui con i genitori;
  • compilazione di interviste e questionari sia per i per i genitori sia per i bambini ed eventualmente per i loro insegnanti;
  • colloqui con il bambino;
  • sedute e osservazione di gioco;
  • valutazione del livello cognitivo ed eventuali approfondimenti neuropsicologici.
  • riunioni di condivisione con l’equipe multidisciplinare
  • incontri con gli insegnanti e le figure che ruotano intorno al bambino

I genitori sono i detentori non solo della responsabilità della salute del figlio ma anche dell’avvio della consultazione con lo psicologo. In tale colloquio obiettivo principale è di conoscere le preoccupazioni dei genitori circa lo sviluppo psicologico dei figli.

Lo psicologo propone in seguito alcuni incontri con il minore, per appurare il suo stato psicologico, il suo equilibrio psichico, la qualità delle sue risorse affettive ed emotive in correlazione all’età anagrafica, lo stato generale dello sviluppo .

Il processo terapeutico privilegia attività creative che mettono il bambino a proprio agio, favorendone la libera espressione.

La terapia psicologica come tutte le altre forme di terapia all’interno del metodo LiberaCorpoMente viene svolta attraverso l’uso del  gioco.

 Il gioco è lo strumento attraverso il quale il bambino può farci entrare nel suo mondo, è lo strumento che possiamo utilizzare per conoscerlo e per aiutarlo a risolvere le sue difficoltà qualunque esse siano.

È l’espressione del mondo del bambino ed è lo spazio dove ritrovare lo stato di benessere psicofisico e sviluppare quindi tutto il proprio potenziale. Il gioco è lo strumento ma non il fine della terapia che viene svolta con obiettivi specifici programmati e condivisi con la famiglia.

Il giocare ed il disegnare permettono agli esperti grazie ad una formazione specifica e continuativa di avere un’immagine chiara di come il bambino vede e vive il mondo e le sue relazioni.

Quando è utile l’intervento dello Psicologo?

Alcune delle più comuni problematiche affrontate nelle consultazioni in età evolutiva sono:

  • periodi di particolare tensione in famiglia
  • comportamenti problematici o periodi di regressione
  • vissuti di preoccupazione o ansia rispetto al bambino;
  • vissuti personali traumatici che si possono riattivare con la genitorialità;
  • difficoltà di regolazione del bambino sul piano emotivo-comportamentale (es. fatica con regole e limiti);
  • fatiche di separazione (es. dopo l’inserimento al nido o all’asilo);

Il primo passo è parlare con il proprio pediatra, il quale potrà valutare se sia utile o necessario rivolgersi ad uno psicologo dell’età evolutiva al fine di ricevere un supporto per le diverse fasi della crescita, dalla prima infanzia all’adolescenza.

Lo psicologo insieme agli altri membri dell’equipe multidisciplinare segue i bambini anche attraverso colloqui con gli insegnanti partecipando attivamente ai vari Gruppi di Lavoro che si costruiscono intorno al bambino.

Al fine di monitorare costantemente l’andamento della terapia stessa è fondamentale costruire e mantenere una “rete” intorno al bambino.

La collaborazione fra le parti è fondamentale perché:

  • velocizza i processi di guarigione
  • permette l’espressione delle abilità specifiche
  • riduce notevolmente i tempi di terapia
  • favorisce il raggiungimento degli obiettivi prefissati

La collaborazione è necessaria sia all’interno dei membri della stessa equipe multidisciplinare sia all’esterno e quindi con la famiglia, la scuola e tutte le principali figure che ruotano introno al bambino.

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Chi è il logopedista e di cosa si occupa?

bambino di profilo apre la bocca e escono lettere

Il logopedista e la sua attività legata alla rieducazione del linguaggio, scopri come collabora in equipe e a cosa è finalizzato il suo lavoro.

Chi è ?

L’esercizio della professione di Logopedista è regolamentato dalle leggi dello Stato ed è vincolato all’acquisizione della Laurea in Logopedia, la cui prova finale ha valore di Esame di Stato, e all’iscrizione all’albo della professione sanitaria di logopedista (Legge 3/2018).

Dal greco λόγος, logos “parola” e παιδεία, paideia “educazione“, il Logopedista è il professionista sanitario che svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo dei disturbi del linguaggio orale in particolare :

  • Disturbo della voce;
  • Disturbo del linguaggio;
  • Disturbo della comunicazione;
  • Disturbo della deglutizione;
  • Disturbi cognitivi connessi (relativi, ad esempio, alla memoria e   all’apprendimento) tipici di tutte le fasce di età.

Cosa fa?

Gli esperti in logopedia si occupano di pazienti di ogni età: bambini, adolescenti, adulti e anziani.

All’interno dell’equipe multidisciplinare LiberaCorpoMente è possibile trovare solo logopedisti specializzati in ambito pediatrico.

Tra i disturbi di interesse logopedico quelli  più frequenti sono:

  • deglutizione atipica,
  • balbuzie,
  • afasia (incapacità di esprimersi)
  • disfasia (incapacità di disporre le parole in ordine logico)
  • dislessia e disturbi dell’apprendimento

Questi quadri clinici richiedono interventi molto diversi, spesso è necessaria l’azione integrata di più specialisti coordinati sul raggiungimento dello stesso obiettivo al fine di evitare il disperdersi di tempo ed energie preziose. Le cure sono condizionate non solo dalla tipologia del trattamento ma anche dall’età e dallo stato di salute generale del paziente pertanto, come suggerisce l’organizzazione mondiale della sanità la precocità dell’intervento è elemento essenziale per la buona riuscita dell’intervento.

Il compito del logopedista è quello di costruire, migliorare o ripristinare le capacità comunicative e di apprendimento dei pazienti attraverso un trattamento mirato, utilizzando diverse tecniche e cure riabilitative, a seconda della situazione clinica e della sintomatologia espressa dai pazienti.

A seconda del quadro clinico un logopedista insegna ad emettere suoni ed articolare le parole in modo corretto, sviluppare ed usare consapevolmente la muscolatura della masticazione e della deglutizione, oppure migliorare le abilità specifiche di apprendimento scolastico.

Si occupa nel frattempo di educare il paziente e i suoi famigliari su come affrontare e convivere con i disturbi e le disabilità di tipo comunicativo o di apprendimento scolastico.

La migliore prassi clinica prevede un approccio multi-disciplinare, (secondo le specifiche esigenze di ogni singolo caso) che comprende differenti figure professionali mediche e riabilitative, secondo le specifiche esigenze di ogni singolo caso, come: psicologi, neuropsicomotricisti , fisioterapisti, terapisti occupazionali,  neuropsichiatri infantili e non.

Quali sono le sue competenze?

In primo luogo un professionista in logopedia fa una valutazione delle capacità e delle risorse cognitive, comunicativo-linguistiche, emozionali, funzionali e di apprendimento del soggetto per definire un progetto riabilitativo.

Realizza quindi, in accordo con il team interdisciplinare, un intervento personalizzato di riabilitazione logopedica praticando attività di rieducazione specifica di:

  • disturbi della comunicazione e del linguaggio
  • disturbi della deglutizione e delle funzioni orali
  • disturbi in ambito cognitivo collegato ai disturbi comunicativi
  • disturbi specifici dell’apprendimento

L’intervento riabilitativo viene monitorato tenendo conto delle metodologie adottate e delle risposte registrandone le modificazioni: adattando e modificando l’intervento durante il percorso riabilitativo nel rispetto delle esigenze del paziente con l’obiettivo di mantenere  sempre un intervento cucito su misura.

All’interno dell’equipe riabilitativa si occupa di stendere rapporti tecnico-scientifici e informare adeguatamente gli altri professionisti sanitari coinvolti, nonché l’utente; quindi interagisce con le altre figure professionali nella verifica del Progetto Educativo Individualizzato utilizzato in ambito scolastico.

Infine quando necessario,valuta la necessità di ausili o strumenti dispensativi-compensativi per il miglioramento della vita quotidiana quali computer, smartphone, protesi per la sordità etc;, accompagnando il bambino  all’uso degli stessi e verificandone l’efficacia.

Compie quindi periodicamente un aggiornamento dell’attività clinica alla luce della Evidence Based Practice (pratica basata sull’efficacia).

Quali strumenti utilizza?

Presa visione della documentazione medica, in collaborazione con gli altri specialisti all’interno di LiberaCorpoMente effettua una valutazione funzionale del paziente. Gli strumenti di valutazione di cui si serve sono validati e standardizzati (test, questionari, etc.).

La scelta di questi avviene in base alle più recenti evidenze scientifiche, Linee Guida o altri documenti di riferimento, in relazione alle caratteristiche dell’utente (età, patologia, gravità del disturbo, etc.)

A seguito della stesura della diagnosi definita dal Neuropsichiatra Infantile, il logopedista in accordo con l’equipe multidisciplinare definisce un piano riabilitativo individuale, specificando la metodologia riabilitativa utilizzata, gli ausili necessari, le tempistiche.

Viene quindi praticata in base alle necessità:

Strumento essenziale, per i pazienti in età evolutiva, è trovare un punto di raccordo tra l’equipe che segue il bambino e le insegnanti. La scuola è il luogo dove il bambino trascorre la maggior parte del tempo ed è importante che venga stimolato in maniera corretta. È per questo motivo che all’interno del metodo Liberacorpomente abbiamo organizzato diversi spazi di comunicazione e condivisione tra le figure che ruotano intorno al bambino.

Il logopedista,  così come tutti i membri dell’equipe multidisciplinare LCM, è  sempre pronto ad incontrare le insegnanti, per chiarire i loro dubbi e per proporre eventuali attività, attuabili in classe oppure in piccoli gruppi, per favorire il corretto sviluppo linguistico e di apprendimento scolastico.

Ultime,ma non per importanza, sono le abilità specifiche che il logopedista deve avere  :

  • Doti comunicative e interpersonali
  • Empatia e sensibilità
  • Flessibilità e pazienza
Una logopedista mostra un esercizio ad una ragazzina
Ragazzina e logopedista

L’importanza del Logopedista

Sebbene la logopedia, in ambito infantile, venga talvolta scambiata come solo insegnamento del linguaggio e della letto-scrittura, va ben oltre il semplice insegnare ai bambini. La logopedia può aiutare in più abilità relative alla comunicazione, aiutando il bambino nella costruzione di relazioni e nello sviluppo del cervello, con l’obbiettivo di migliorare la qualità generale della vita.

Il logopedista può supportare i bambini nello sviluppo delle loro abilità sociali come la comprensione del linguaggio del corpo altrui o comunicare in vari contesti o con diversi partner comunicativi stimolando la pragmatica comunicativa.

Questo può permettere al bambino di sviluppare maggiore capacità di comprensione delle intenzionalità altrui stabilendo connessioni più forti con altre persone e relazioni più soddisfacenti e durature. In questo modo i bambini possono imparare quest’area di comunicazione sottile e quasi impercettibile che non sempre si sviluppa facilmente per tutti, ma che è essenziale per stringere amicizie e sentirsi bambini più felici e più connessi!

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L’importanza dell’aiuto compiti. Chi è? Di cosa si occupa? Come lo fa?

bambino a braccia incrociate davanti una lavagna con diregnate braccia che mostrano i muscoli

Scopri la figura  dell’aiuto compiti, il ruolo che svolge come sostegno e rinforzo nell’apprendimento scolastico, gli strumenti di cui si avvale e la cooperazione all’interno di un team.

Chi è?

L’aiuto compiti è un professionista che ha il compito di sostenere l’alunno perché diventi autonomo e costruisca un efficace metodo di studio.

E’ una figura di supporto, che aiuta anche le famiglie nella gestione del bambino/ragazzo e dei suoi “doveri” scolastici.

Oltre che ad occuparsi dell’apprendimento dell’alunno aiuterà a riprendere fiducia in se stesso senza mai sostituirsi all’equipe muldidisciplinare.

Cosa fa?

L’attività centrale dell’aiuto compiti è costituita dallo svolgimento dei compiti assegnati da parte dei docenti  scolastici.

Questa figura professionale, per i tratti che lo caratterizzano, offre la possibilità di seguire il bambino in ogni fase dello svolgimento dei compiti e dello studio.

La sua presenza all’interno  del percorso di apprendimento potrebbe essere funzionale nel rilevare problematiche  varie che nel contesto scolastico non sono state colte o  sono state sottovalutate.

Tuttavia l’aiuto compiti cosi come il TUTOR DSA e BES  è molto adatto agli alunni che hanno delle difficoltà specifiche nell’apprendimento, come ulteriore sostegno.

L’aiuto compiti ed un bambino

Lo scopo dell’intervento è:

·      favorire l’apprendimento,

·      stimolare l’autonomia,

·      far acquisire un metodo di studio efficace

Il lavoro dell’aiuto compiti, all’interno dell’equipe multidisciplinare  è improntato anche a:

·        collaborare con la famiglia fornendo dettagli specifici,

·        collaborare con la scuola e dialogare con gli insegnanti, ,

·        collaborare con gli altri professionisti

 

Quali strumenti utilizza?

L’aiuto compiti aiuterà lo studente ad avere più consapevolezza  delle proprie caratteristiche e capacità.

Lo studente sarà in grado di imparare un metodo e delle strategie efficaci, ad esempio come creare mappe concettuali.

Imparerà ad usare, qualora ce ne sia bisogno, gli strumenti compensativi, i libri digitali e i software per lo studio sviluppando capacità organizzative e di pianificazione.

Le finalità dell’aiuto compiti, all’interno dell’equipe multidisciplinare  sono volte al miglioramento psico-attitudinale dell’alunno tramite:

·      l’aumento della motivazione attraverso l’autoefficacia

·      laccrescimento dell’autostima e del senso di competenza

·      il superamento dell’ansia da esame

·      l’acquisizione di risultati migliori con minor stress

·      il raggiungimento di obiettivi specifici per ognuno

Per raggiungere tali finalità c’è bisogno dell’attivazione di squadra, la strategia adottata nel metodo LiberaCorpoMente è quella di associare l’apprendimento al divertimento, impostando la lezione sul gioco specifico e finalizzato.

Imparare attraverso il gioco offre molti vantaggi agli studenti, fra i quali:

  • il piacere di apprendere
  • un senso di realizzazione
  • una sensazione di libertà
  • l’apertura a nuovi universi
  • la fiducia in se stessi

 

L’importanza dell’aiuto compiti

La presenza di un aiuto compiti integrato all’equipe multidisciplinare è finalizzata al raggiungimento di obiettivi condivisi con scadenza  a breve, medio e lungo termine e alla generalizzazione degli stessi in contesti domestici e scolastici.

E’ necessario sottolinearne l’importanza  in particolare momenti evolutivi e storici, nei momenti in cui bambini e ragazzi possono essere particolarmente disorientati e bisognosi di supporto per organizzarsi e riorganizzarsi.

La pandemia da Covid -19 ha costretto migliaia di alunni alla didattica a distanza (DAD) in maniera repentina al fine di ridurre i contagi.  

Venendo meno l’apprendimento cooperativo e la relazione diretta con gli insegnanti e col gruppo-classe, i bambini e ragazzi hanno dovuto sviluppare un nuovo approccio ai compiti. L’intervento di un aiuto compiti potrebbe essere ancora più importante in situazioni dove  c’è necessità di ritrovare un nuovo equilibrio.

L’aiuto compiti può, in questo caso, ovviare ad alcune difficoltà  sviluppate nel periodo DAD  ed essere per l’alunno anche un sostegno morale.

Ad ogni modo, l’obbiettivo ultimo è rendere l’alunno autonomo sostenendolo in un   percorso di crescita in maniera chiara, efficace e programmata; affinché in tempi brevi ed efficaci si possa risolvere il disagio del bambino/ragazzo e/o della sua famiglia.

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Il tutor DSA-BES. Chi è, di cosa si occupa, come lo fa?

Bambino svolge una videolezione

Scopri la figura professionale del Tutor DSA-BES ,il ruolo che svolge come guida nell’apprendimento, gli strumenti di cui si avvale e la sua cooperazione con altre figure professionali

Chi è il Tutor DSA-BES?

Il tutor dell’apprendimento (TUTOR DSA-BES) è uno specialista abilitato ad operare con studenti con difficoltà e/o disturbi dell’apprendimento (DSA)  di varia natura ed intensità, svolgendo il ruolo di facilitatore e guida per i processi di apprendimento, di promotore dell’ autonomia e di mediatore nei rapporti famiglia-scuola.

I DSA, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento identificano difficoltà nell’apprendimento scolastico, riguardando in modo specifico uno o più domini di abilità e competenze: Dislessia, la Disortografia, la Disgrafia e la Discalculia.

Sulla base del riferimento normativo, possiamo affermare che il tutor “ideale” ha una Laurea universitaria in ambito neuro-psico-pedagogico e ha conseguito Master e/o Corsi di formazione specifici sui DSA con certificazione M.I.U.R.

Il suo scopo è favorire i processi di apprendimento e la motivazione necessaria allo studio, oltre a presentare all’allievo gli strumenti compensativi più idonei a superare i suoi gap. Il tutor accompagna l’alunno in modo strutturato e continuativo nel tempo, a percorrere in modo sereno il cammino scolastico, affrontando insieme tutte le difficoltà e le nuove sfide che la scuola può presentare.

Cosa fa?

Il Tutor DSA affianca ed aiuta i bambini e/o i ragazzi con D.S.A. ad acquisire un metodo di studio personale ed efficace, utilizzare al meglio gli strumenti compensativi, accrescere la loro autonomia, l’autostima ed il senso di autoefficacia.

Ha un ruolo fondamentale nei rapporti famiglia-scuola di cui diviene mediatore:

  • Supporta i genitori del bambino con diagnosi DSA nei colloqui con gli insegnanti.
  • Prende visione del Piano Didattico Personalizzato
  • Partecipa alla programmazione del percorso didattico

Supporta i genitori e fornisce loro strategie per comprendere le difficoltà dei figli e le modalità per dare loro sostegno nello studio, organizzando con loro il lavoro da fare senza mai sostituirsi all’equipe multidisciplinare che effettua l’intervento clinico.

Nell’intraprendere il suo compito osserva le modalità di apprendimento del bambino e il suo metodo di studio; prende nota delle difficoltà che emergono e sulla base di queste struttura un percorso coerente ai fini di un recupero-potenziamento delle abilità.

Instaura una relazione di fiducia e di alleanza con il bambino, incoraggiando la motivazione allo svolgimento delle attività proposte.

Può affiancare nella pratica, a casa o in centri specializzati, il lavoro di potenziamento eseguito con altre figure di riferimento come psicologi, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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Durante questo incontro conoscitivo potrai capire qual è il problema e scoprire come risolverlo

Quali sono le sue competenze?

Partendo dalla lettura e analisi della diagnosi e servendosi di strumenti specifici, identifica punti di forza e aree di miglioramento su cui strutturare il lavoro. La personalizzazione è estremamente importante poiché ogni individuo è diverso dagli altri e il Tutor specializzato sa che non è possibile agire in modo standard e precostituito. 

Il tutoring contribuisce a limitare i fenomeni di disagio e dispersione promuovendo la crescita. Il Tutor specializzato favorisce quindi:

  •  l’acquisizione di un metodo di studio personale ed efficace, utilizzando al meglio gli strumenti compensativi.
  • l’accrescimento dell’autonomia nello studio attraverso un percorso di potenziamento delle capacità cognitive.
  • L’accrescimento dell’autostima ed il senso di auto efficacia.

Quali strumenti utilizza? 

Utilizzando supporti strategici per l’apprendimento delle varie materie come schemi, tabelle, sintesi, strumentazione informatica, mappe concettuali, etc.

Risulta inoltre fondamentale un lavoro di co-costruzione con gli insegnanti e con l’equipe multidisciplinare dello studente in modo da assicurare a quest’ultimo che il lavoro venga condotto con obiettivi comuni.

Strumenti, strategie e metodi precisi facilitano i processi di apprendimento, supportando nella comprensione dei meccanismi metacognitivi: come opera la mente, oltre che favorire l’acquisizione di concetti e contenuti. La maggiore consapevolezza metacognitiva incrementa la corretta selezione delle strategie da utilizzare e il loro utilizzo.

Benefici della presenza del Tutor DSA – BES

Il tutoring limita i fenomeni di disagio e dispersione promuovendo la crescita dei ragazzi. Aiuta lo studente a riconoscere le risorse positive di cui dispone e contribuisce attivamente allo sviluppo del percorso formativo.

Costruendo una relazione di fiducia con l’alunno, il Tutor DSA-BES lo supporta nell’incremento dell’autostima e nel senso di autoefficacia. Ciò avviene:

  • direttamente con rinforzi e motivazione
  • indirettamente attraverso il miglioramento dei risultati positivi e la riduzione della fatica e frustrazione

Questi miglioramenti impattano positivamente sull’immagine che il bambino o ragazzo ha di sé. 

La figura del Tutor è molto importante per gli alunni con DSA o BES poiché offre sostegno non solo didattico ma anche emotivo e relazionale. Per questa ragione è un valido aiuto e una figura di riferimento per i ragazzi nel raggiungimento della loro autonomia scolastica.

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I DSA: Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Sono definiti come l’insieme dei disordini caratterizzati da una specifica difficoltà nell’acquisizione di una o più abilità scolastiche: lettura, scrittura e calcolo. E’ propria di bambini con normale sviluppo intellettivo e si manifesta nei primi anni della scuola primaria e in assenza di alterazioni neurosensoriali.

Cosa vuol dire DSA?

L’acronimo DSA sta per  Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cioè disturbi legati al neuro sviluppo in età evolutiva ,riguardanti le abilità scolastiche. I disturbi sono quattro e riguardano lettura scrittura e calcolo: Dislessia ,Disgrafia ,Disortografia e Discalculia.

  • Dislessia, indica la difficoltà di lettura
  • Disgrafia difficoltà nelle componenti motorie della scrittura
  • Disortografia difficoltà nella trasformazione dal parlato allo scritto
  • Discalculia, indica la difficoltà di calcolo

Una legge, la 170/2010, non solo riconosce l’esistenza di questa tipologia di disturbi ma fornisce delle direttive utili alla scuola e alla famiglia in tema di DSA.

Questi “disturbi” si manifestano nei primi anni della scuola primaria, e vengono definiti in questo modo perché caratterizzati dall’impossibilità di fare propri alcuni insegnamenti. Spesso queste difficoltà vengono confuse come scarso impegno o addirittura scarsa intelligenza.

Nulla di più sbagliato perché le problematiche che incontrano i DSA nascono proprio dall’impossibilità di automatizzare alcune abilità. Consideriamo per esempio un bambino che non riesce a memorizzare le tabelline, anche esercitandosi di più non riuscirà nel suo intento anzi, sicuramente, anche da adulto avrà difficoltà a ricordarle.

E’ vero che DSA lo si è per tutta la vita , perché è come una caratteristica propria della persona, tuttavia c’è sempre un margine di miglioramento , soprattutto se il disturbo viene diagnosticato precocemente e ne viene dato un adeguato supporto.

Definiamo questi disturbi attraverso 2 concetti

Specifici. I DSA vengono definiti specifici perché riguardano unicamente lettura scrittura e calcolo ed i loro processi di apprendimento. Infatti durante l’apprendimento non si sviluppano degli automatismi come la lettura fluente o la capacità di calcolare ed elaborare i numeri. Tuttavia un Disturbo dell’apprendimento è appunto Specifico perché non compromette le funzioni generali del bambino. I bambini hanno un’intelligenza nella norma e anzi delle volte sono particolarmente geniali e con uno spirito artistico ed empatico ben sopra la media.

La loro specificità deriva anche dal fatto che i DSA non hanno una matrice psicologica, sensoriale o formativa. Infatti non derivano da alcuna  carenza a livello visivo o uditivo , ne da problematiche familiari, e nemmeno da un insegnate che non sia in grado di insegnare adeguatamente a leggere e scrivere o da uno scarso impegno ed interesse da parte del bambino. Anzi in passato soprattutto i ragazzi dsa erano spinti ad abbandonare la scuola  perché demotivati in quanto non  vedevano riconosciuto il loro impegno.

Evolutivi. L’ American Psychiatric Association nel 2013 , ha classificato questi disturbi tra quelli del neuro sviluppo. Hanno infatti un’origine neurobiologica, consiste in uno sviluppo atipico che si manifesta appunto in età evolutiva, si tratta quindi di una caratteristica dell’individuo e non di una patologia. Avvengono per una differenziazione di alcune aree del cervello e i fattori che portano a ciò sono davvero vari possono essere genetici, o legati al primo sviluppo o addirittura parentali.

Diagnosi: l’importanza della tempestività

Lo sapevi che che in Italia un terzo dei ragazzi con disturbi dell’apprendimento non riceve tempestivamente una diagnosi  e spesso per questo abbandona la scuola?

Riconoscere tempestivamente un DSA favorirà non solo lo studente sia nel suo percorso di studi  che in termini di autostima e gratificazione lavorativa e personale.

La scuola e gli insegnanti sono per questo fondamentali all’individuazione del problema in quanto dovrebbero essere i primi a notare le difficoltà, e indirizzare i genitori verso un percorso diagnostico ed una certificazione. Sebbene ad oggi le certificazioni siano riconosciute solo se rilasciate dagli enti pubblici o accreditati, molte scuole hanno predisposto che già in presenza di una valutazione si può predisporre un piano didattico proprio per favorire sin da subito il diritto allo studio del ragazzo .

Tuttavia se un bambino presenta delle difficoltà prima di dire che si tratta di DSA bisogna escludere altre difficoltà legate al  neuro sviluppo o, semplicemente alla necessità di avere più tempo.

Il primo passo per accertarsi che sia un disturbo dell’apprendimento è intraprendere un’approfondita diagnosi in cui oltre che valutare lettura scrittura e calcolo si valuta cognitivamente il bambino in modo da escludere la presenza di altri problemi. In aggiunta si indaga la storia clinica e scolastica proprio per escludere altri problemi psicologici o sensoriali.

Per effettuare una diagnosi puoi rivolgerti a psicologi, neuropsichiatri infantili in collaborazione anche con logopedisti e pedagogisti. Ad oggi le diagnosi si svolgono sia nei centri del sistema sanitario nazionale, sia presso professionisti con studi privati. In entrambi i casi si rispettano degli specifici criteri diagnostici secondo le disposizioni del Miur.

Cosa succede dopo la valutazione?

Dopo aver ricevuto la diagnosi di uno o più (spesso coesistono tra loro) di questi disturbi, il bambino viene inserito in un progetto riabilitativo che ha lo scopo di potenziare le aree di fragilità emerse dalla valutazione.

Oltre al potenziamento delle stesse, spesso, risulta necessaria anche l’introduzione di strumenti di compenso (es. calcolatrice, computer, tavola pitagorica) che possano permettere al bambino con disturbo dell’apprendimento di poter riuscire positivamente all’interno del contesto scolastico e non. E’ fondamentale per la buona riuscita dell’intervento terapeutico il coinvolgimento, sia dell’équipe multidisciplinare, che della scuola nel suo insieme. Entrambe devono concordare delle modalità comuni di approccio alle difficoltà del bambino.

A livello scolastico viene sottoscritto in accordo con i professionisti e la famiglia un PDP , un Piano Didattico Personalizzato, affinché il bambino apprenda e non sia penalizzato. Nel PDP verranno inoltre predisposte le misure compensative e dispensative ad hoc per quel bambino.

Le misure compensative sono degli strumenti o delle strategie atti a compensare la o le  fragilità del bambino e scelti anche in base alle peculiarità di ciascun bambino.

Mentre le misure dispensative vengono adottate per la valutazione dell’alunno. Per esempio i bambini con un disturbo della lettura possono essere dispensati dal leggere in classe ad alta voce. Queste misure non devono però considerarsi una semplificazione ma un necessario aiuto alla formazione del bambino.

Come gestire i compiti a casa?

I compiti a casa sono spesso motivo di frustrazione non solo per i bambini/ragazzi ma anche per i genitori che spesso non hanno tempo o competenze adeguate a supportare i figli.

Nel caso in cui il problema si il tempo , è consigliabile rivolgersi ad un centro privato che si occupi dell’insegnamento ai bambini/ragazzi  ragazzi con DSA e che gli operatori del centro a prescindere dal loro titolo di studio abbiano svolto un corso per diventare tutor DSA.

In alternativa ,se ad essere inadeguate sono le competenze i genitori potrebbero scegliere di seguire in prima persona il corso per diventare Tutor DSA mettendo però al primo posto il benessere del ragazzo. Infatti qualora vi siano tensioni in famiglia o si venga a creare uno strano rapporto di dipendenza è meglio un supporto esterno.

Qui la storia di Olga una mamma stoica https://www.youtube.com/watch?v=rsBmqPoRrZE

Il neuropsicomotricista. Chi è? Cosa fa? Come lo fa?

Scopri quali sono le  competenze del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, quali strumenti utilizza e quando è  utile richiedere un intervento specialistico

Chi è il Neuropsicomotricista? 

Il Terapista  della neuro e psicomotricità dell’età  evolutiva comunemente denominato  Neuropsicomotricista o per abbreviazione TNPEE  è una figura  professionale sanitaria riabilitativa laureata abilitata all’esercizio della professione dal D.M.n 56 del 17/01/97- classe N. SNT/”.

Le scuole private di psicomotricità non formano ed abilitano per  l’esercizio di questa professione. 

Il Neuropsicomotricista opera all’interno del modello bio-psico-sociale indicato dall’OMS e svolge attività di abilitazione riabilitazione e prevenzione esclusivamente con bambini dalla nascita fino ai 18 anni in tutti gli ambiti dello sviluppo quali il movimento, il linguaggio, l’attenzione, l’apprendimento scolastico. 

Cosa fa?  

La formazione del neuropsicomotricista  si caratterizza per la sua vocazione infantile in quanto è l’unica figura sanitaria che svolge il proprio intervento focalizzandosi esclusivamente sui bambini dalla nascita  fino ai 18 anni.

Negli ambiti della neuropsicomotricità, effettua interventi terapeutici-riabilitativi per favorire i processi di riorganizzazione funzionale della crescita del bambino svolgendo la propria attività terapeutica con tecniche specifiche sia per fascia d’età che per singolo stadio di sviluppo.

Adatta gli interventi, sempre individualizzati, alle particolari caratteristiche dei pazienti che essendo in evoluzione sono per definizione mutabili in relazione alle diverse funzioni emergenti.  

Ogni abilità di sviluppo come ad es. il movimento , il linguaggio, l’attenzione, la letto- scrittura  viene attenzionata sia nella sua specificità che nell’interazione con le altre abilità al fine di seguire il normare decorso di crescita globale e sinergica del bambino.

Il terapista della neuro e psicomotricità  dell’età evolutiva oltre all’azione preventiva ed abilitativa per e sul bambino  svolge  interventi riabilitativi  delle malattie neuropsichiatriche infantili, nell’area della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo. 

Tra i disturbi di sviluppo si annoverano i più comuni: disturbi dell’attenzione, disturbi specifici di linguaggio e di apprendimento ( dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia), ritardi psicomotori e cognitivi, disturbi dello spettro autistico, disturbi neurologici, disturbi sensoriali e neuromotori, disturbi della coordinazione motoria( disprassia evolutiva).

Quali sono le sue competenze? 

Il neuropsicomotricista  centra tutta la formazione universitaria e specialistica per conoscere le complesse ed articolate dinamiche dello sviluppo infantile. I bambini sono l’unico target di riferimento ai quali rivolge in esclusiva il proprio intervento.

Attraverso la creazione e l’attuazione di un intervento  complesso il terapista della neuro e psicomotricità accompagna il bambino verso la  riarmonizzazione del proprio sviluppo, condizione in cui le funzioni e le abilità cognitive , motorie, linguistiche e socio-relazionali possono integrarsi ed evolversi malgrado la presenza di possibili difficoltà. 

 La realizzazione di ogni singolo intervento di sviluppo al contempo globale e specifico per abilità e fascia d’età deve essere effettuata con una particolare attenzione al sottile equilibrio tra stadio di sviluppo specifico del bambino ed eventuale evoluzione della patologia. 

Il neuropsicomotricista con un intervento complesso ed articolato favorisce l’insorgenza di abilità quali  la presa di coscienza di sé e dell’altro, la presa di coscienza delle regole sociali, il padroneggiamento delle strategie per fronteggiare le novità e le difficoltà, la pianificazione dei propri comportamenti oltre alla stimolazione di  abilità più legati alla performance come il movimento, il linguaggio, l’attenzione, lettura-scrittura e calcolo.

Il  terapista della neuro e psicomotricità applica la stimolazione di tutte le competenze a partire dalla maturazione neurobiologica  propria del bambino e durante tutto l’iter abiltativo-riabilitativo favorisce l’organizzazione dell’esperienze in sistemi di complessità crescente favorendo la progressione di abilità specifiche come quelle motorie , prassiche, sociali, attentive,  linguistiche , scolastiche)

L’utilizzo simultaneo e specifico di tutte queste abilità e non solo, permette al bambino di vivere un’esperienza nuova di apprendimento, un nuovo schema che lo porta a ristrutturare i processi di accrescimento e maturazione neurobiologica e psicosociale.

L’obiettivo del Neurospicomotricista è favorire la crescita della persona che oggi è un bambino e domani sarà un adulto, ogni intervento è rivolto alla riorganizzazione del presente per garantire un futuro migliore. 

Quali strumenti utilizza il neuropsicomotricista 

Il bambino attraverso il gioco ed il movimento fa esperienza dell’ambiente e del proprio essere: impara a cogliere le caratteristiche del mondo interno ed esterno e a capirne il funzionamento. 

Si rapporta istintivamente all’ambiente attraverso i propri  bisogni naturali e per soddisfarli adotta man mano strumenti e strategie sempre più efficaci. 

Lo sviluppo cognitivo si serve dell’esperienza stessa maturando strumenti, strategie e modalità sempre più conformi al confronto con necessità ed ambienti in continuo mutamento. 

La neuropsicomotricità supporta i processi evolutivi durante l’età infantile considerandone e valorizzandone la sinergia e la cooperazione proprio a partire dagli strumenti utilizzati dal bambino:  GIOCO -MOVIMENTO -LINGUAGGIO-INTERAZIONE .

Le tecniche e la formazione specifica permettono al Neuropsicomotricista di adattarsi in funzione del bambino e dei suoi interessi elettivi al fine di favorire un’alleanza terapeutica più efficace, veloce e duratura: base imprescindibile per il buon esito dell’intervento. 

Non è importante il mezzo ma il fine pertanto per il Neuropsicomotricista non è importante  la tipologia dello strumento utilizzato ( gioco, software, quaderno, ausilio ecc) ma il fine ed il modo in cui viene utilizzato. Questo rappresenta l’obiettivo centrale dell’intervento qualunque sia l’abilità specifica da stimolare (movimento, linguaggio, attenzione, lettura, scrittura, calcolo ecc)

La figura del Terapista della neuro e psicomotricità comunemente denominata Neuropsicomotricista o Tnpee interviene sempre nell’ ottica di potenziamento dello sviluppo del bambino a partire dal bambino stesso .

In quest’ottica integra attività ludiche appropriate per età e sviluppo, esperienze motivanti  e strumenti ed ausili specialistici. Ogni intervento prevede sempre in forma prioritaria l’utilizzo  dei punti di forza del bambino che costituiranno la leva  sia per potenziare le abilità emergenti sia per migliorare i punti di debolezza perseguendo sempre l’obiettivo ultimo della  riarmonizzazione dello sviluppo. 

L’intervento neuropsicomotorio non si limita alle ore di terapia con il bambino, ma prevede il coinvolgimento della famiglia e degli operatori scolastici, la condivisione degli obiettivi e la cooperazione tra le varie figure in un’ottica ecologica cooperativa e cucita su misura del bambino.

Quando è utile l’intervento neuropsicomotorio?

Se immaginiamo la crescita e la maturazione del bambino come una piramide, per erigere la quale ogni livello sottostante è indispensabile a quello successivo, diviene evidente come l’individuazione precoce di difficoltà specifiche e un conseguente intervento tempestivo e mirato assumano un’ importanza fondamentale.

L’intervento neuropsicomotorio mira ad integrare tempestivamente esperienze corporee ed intenzionalità in una prospettiva secondo la quale la crescita e la maturazione del bambino risultano dall’unione di elementi esperienziali, emozionali ed intellettivi tra di loro strettamente interconnessi.

Intervenire in maniera precoce e specifica è determinante per lo sviluppo del bambino e per la sua futura vita adulta, se cambiamo l’inizio della storia cambiamo tutta la storia, come riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’intervento precoce e specialistico è il fattore predittivo più favorevole per un buon esito di sviluppo. 

I bambini durante la crescita acquisiscono abilità specifiche in differenti aree: imparano a dare un significato al mondo circostante e costruiscono pian piano un immagine di sé; si sperimentano attivamente mettendo in atto schemi di movimento sempre più complessi e raffinati; imparano a manipolare gli oggetti ed usarli funzionalmente; comprendono e comunicano bisogni e stati d’animo propri e altrui; imparano  ad utilizzare forme comunicativo-linguistiche verbali e non verbali; sviluppano capacità attentive, di pianificazione, memorizzazione e problem solving; apprendono tecniche di scolarizzazione per sviluppare le abilità di lettura,scrittura e calcolo; imparano a relazionarsi con gli altri attraverso regole ed organizzazioni sociali. 

L’armonizzazione di queste aree è indispensabile per la salute psicofisica del bambino.

L’intervento neuropsicomotorio è utile quando si evidenzia una disarmonia di una o più abilità di sviluppo sopra descritte e/o quando si ha intenzione di avviare un intervento di potenziamento o prevenzione delle suddette aree di sviluppo dalla nascita ai 18 anni .

L’intervento neuropsicomotorio non è utile quando sono presenti difficolta motorie, linguistiche, organizzative , attentive e scolastiche sopra i 18 anni ed in generale nella vita adulta.