La storia di Filippo

Intelligenza sopra alla media

Filippo è un bambino molto amorevole arriva a Liberacorpomente accompagnato dai suoi genitori dopo un lungo tragitto in macchina perché proveniente da un’altra regione. I genitori entrambi molto attenti verso il proprio figlio sono in cerca di risposte che ancora in IV elementare non sono riusciti  a trovare nonostante varie ricerche. Hanno avviato un percorso di logopedia ma ancora non hanno risolto il problema perché Filippo è capace ma non riesce ad utilizzare il suo potenziale.

La logopedista molto attenta consiglia un approfondimento per capire come sbloccare la situazione. 

I genitori descrivono Filippo come un bambino volenteroso molto curioso ma che lascia i quaderni in bianco. 

Le insegnanti descrivono Filippo come pigro spesso distratto e disattento. Durante gli anni della scuola dell’infanzia si rifiutava spesso di disegnare  faceva domande su concetti molto astratti mostrando intuizioni matematiche molto alte e sorprendenti. 

Già dai primi anni di scuola è riuscito a mette a frutto le sue potenzialità solo sul versante orale manifestando al contrario difficoltà nella manualità e nella coordinazione motoria. 

Viene giudicato dai compagni come non capace nelle prestazioni sportive,  non vuole giocare a calcio, si rifiuta di  andare in bicicletta però è riuscito a frequentare discretamente un corso di nuoto. 

In situazioni di difficoltà reagisce diventando tutto rosso e solo alcune volte esplode in crisi di rabbia. 

Ama tanto costruire, i lego sono i suoi giochi preferiti  ma preferisce pianificare in maniera solitaria.

Con gli altri bambini tende ad essere direttivo e non cooperativo.

È sempre alla ricerca del livello superiore, alza sempre l’asticella della performance e gli altri dopo un po’ si annoiano e si allontanano.

Filippo è un bambino che ama fare sempre bella figura con la  tendenza al perfezionismo.  

Da un punto di vista motorio non riesce ad organizzarsi come vorrebbe: spesso inciampa, è goffo ed  impacciato. Per vestirsi si muove in maniera grossolana  e gli altri  direttamente o indirettamente lo prendono in giro. 

 Il  percorso valutativo ci conferma che Filippo è un bambino molto intelligente ha delle competenze logiche sorprendenti decisamente al di sopra della media per la sua fascia d’età. Il suo pensiero è molto veloce e riesce a porsi domande decisamente più complesse di quelle che può sostenere da un punto di vista emotivo.  Presenta difficoltà di coordinazione motoria in particolare nell’area della motricità fine abilità necessaria per disegnare, scrivere e compiere tutte le azioni che richiedono accuratezza e precisione. 

Questa difficoltà specifica ha portato Filippo a credere di essere incapace e di valere molto poco nonostante le sue risorse sorprendenti. Purtroppo i suoi livelli di autostima sono molto bassi e le esperienze scolastiche e relazionali con i pari hanno confermato queste sue convinzioni. 

Pur essendo davvero brillante sul piano cognitivo Filippo è convinto di non essere mai all’altezza della situazione, mostra  importante sofferenza emotiva perché non riesce ad essere come vorrebbe e a stare bene con i suoi compagni. 

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Filippo e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui. Nello specifico il lavoro viene così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Filippo 2 volta a settimana  per potenziare le sua abilità di organizzazione motoria trovando delle strategie pratiche di uso quotidiano e  per aumentare l’autostima le abilità emotivo-relazionali;
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare strategie tali da facilitare Filippo  nelle autonomie giornaliere: lavarsi, vestirsi  programmare le varie azioni in maniera più efficace ed economica e per pianificare adeguatamente lo svolgimento dei compiti scolastici;
  • Training formativo per insegnare ai genitori  come aiutare Filippo a dissolvere le cattive convinzioni su di sé  al fine di favorire l’aumento dell’autostima;
  • Training di condivisione con le insegnanti  per generalizzare  le tecniche di apprendimento in presenza di difficoltà di scrittura e per scegliere insieme gli strumenti dispensativi /compensativi  al  fine di far emergere tutte le potenzialità di Filippo anche negli apprendimenti scolastici.

Dopo il training di potenziamento Filippo ha migliorato di gran lunga la stima di sé e la relazione con i pari. Ha trovato un proprio stile di organizzazione motoria consapevole che il suo destino non è quello del  calciatore.

Riesce a partecipare ai giochi di movimento presentati dagli altri e riesce a condividere i suoi lego accettando le proposte e gli errori degli altri. Le insegnanti hanno visto Filippo nella sua interezza non lo giudicano più quando non riesce a scrivere perfettamente ed hanno capito che se presentano testi lunghi devono lasciargli un po’ più di tempo.  In alternativa consegnano una fotocopia a lui come ad altri 5 bambini della classe che presentano lentezza nella scrittura.

I genitori hanno capito come stimolarlo  nelle autonomie quotidiane senza sostituirsi a lui ma ricordandogli le strategie risolutive apprese. Se ogni tanto a tavola   cade una forchetta non è più un problema ma un modo per parlare della unicità di ciascuno con i propri punti forza e di debolezza.

La storia di Giulia

Lettura scrittura e calcolo

Giulia è una bambina molto calma arriva a Liberacorpomente  accompagnata dai suoi genitori  all’età di  7 anni e 10 mesi. La bambina frequenta la terza elementare e d i genitori riferiscono la presenza di numerosi errori di ortografia particolarmente in presenza di doppie. Giulia non è in grado  di accorgersi autonomamente quando commette uno sbaglio ma se le viene fatto notare l’errore ricorda immediatamente la corretta regola ortografica. Non è capace di autocorreggersi come i suoi compagni di classe e questo la mette in un continuo stato di ansia e di ricerca di conferme ed approvazioni. Quando legge un testo è un po’ lenta rispetto la sua fascia d’età però riesce a comprendere bene rispondendo correttamente a tutte le domande che vengono poste dalle insegnanti durante l’interrogazione. Quando invece deve scrivere un elaborato a tempo presenta una lentezza d’esecuzione tale che inficia il risultato della prova.. spesso Giulia consegna il foglio in bianco o con poche righe scritte. La scrittura caotica e poco organizzata la mette in difficoltà anche quando a rileggere il brano prodotto è lei stessa.

Per la stessa difficoltà di organizzazione visuo-spaziale anche quando deve svolgere operazioni matematiche perde il filo, non riesce a recuperare adeguatamente i dati e quindi commette degli errori pur essendo in possesso di buone competenze logico-matematiche. 

Le insegnanti hanno rilevato le difficoltà di scrittura lettura e calcolo ed hanno consigliato alla famiglia di effettuare una valutazione specialistica al fine di poter scoprire come meglio aiutare la piccola Giulia. 

Le insegnanti hanno fatto questa richiesta alla famiglia perché sono certe della volontà di apprendere di Giulia  ma purtroppo rilevano che, malgrado i suoi sforzi, non riesce  a farlo nel modo giusto. 

Pur essendo una bambina intelligente Giulia non riesce a stare al passo rispetto alle richieste e questo la mette in una condizione di disagio e frustazione.

Consapevole delle sue difficoltà specifiche inizia a confrontandosi con gli altri  e si convince  di avere qualcosa che non va di essere incapace, di essere sbagliata. 

I genitori per amore della propria piccola decidono di rivolgersi a Liberacorpomente per capire se c’è un problema e come eventualmente risolverlo o affrontarlo. 

Per avere delle risposte certe ed in generale prima di avviare un piano di intervento personalizzato è importante fare una valutazione specialistica con delle prove standardizzate al fine di DIFFERENZIARE UNA DIFFICOLTà DI APPRENDIMENTO  DA UN DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO. 

Fare chiarezza in fase iniziale  è fondamentale. 

Possiamo parlare di DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO solo quando ci sono i criteri diagnostici per farlo. 

Negli ultimi anni parole come  DISLESSIA  DISORTOGRAFIA DISGRAFIA DISCALCULIA sono entrate nel linguaggio comune ma non è detto che un bambino con una lettura lenta e stentata sia certamente dislessico così come se non sa eseguire i calcoli non è detto che sia necessariamente discalculico.

In caso di  errori ortografici o di  una brutta grafia non è certo che si tratti di  disortografia o disgrafia.

Per questo è di fondamentale importanza fare una diagnosi specifica, i disturbi dell’apprendimento fanno riferimento ad una categoria specifica che interessa il 3-4% della popolazione  ciò vuol dire che in una classe media di 25 alunni c’è almeno 1 DSA . 

Fare un percorso di valutazione adeguato consente al bambino di poter usufruire ,grazie alla legge 170 del 2010 , di tutto il supporto necessario per aderire regolarmente  al programma didattico . 

Spesso i bambini con DSA vengono  additati dagli insegnanti come SVOGLIATI, PIGRI, DISTRATTI.

Spesso si sentono dire  la frase “È INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA”. 

 Spesso  fanno disperare a casa con i compiti, chiedono continue pause e  si distraggono.

Spesso ci chiedono di leggere al posto loro e  si dimenticano velocemente le nozioni appena apprese

È importante ricordare   che un bambino con disturbo specifico dell’apprendimento ( DSA)  ha un’intelligenza nella norma e  le difficoltà che ha riguardano solo le abilità scolastiche di base:  LETTURA, SCRITTURA E CALCOLO. 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono 4:

  • DISLESSIA: disturbo di lettura;
  • DISORTOGRAFIA: disturbo di scrittura che riguarda la competenza ortografica;
  • DISGRAFIA: disturbo di scrittura che interessa le abilità grafo-motorie e quindi riguarda principalmente la qualità della scrittura;
  • DISCALCULIA: disturbo del calcolo e delle abilità numeriche di base.

C’è da dire che spesso è presente comorbidità tra questi disturbi, per cui un bambino può avere più di un disturbo dell’apprendimento contemporaneamente (ad esempio un disturbo di lettura e di scrittura ) .

Nel caso di Giulia la valutazione specifica ci ha dato modo di determinare la presenza di un disturbo misto dell’apprendimento quindi con comorbidità . 

a young woman helps a teen girl with homework

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Giulia  e di tutte le figure che ruotano intorno  a lei. Nello specifico il lavoro è stato così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Giulia 2 volta a settimana  per potenziare le abilità di apprendimento deficitarie ;
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare strategie tali da facilitare Giulia  nell’organizzazione e nello  svolgimento dei compiti scolastici al fine di ridurre i distrattori;
  • Training formativo per fornire ai genitori  tecniche e suggerimenti per  sostenere Giulia nel suo percorso  e per dare rimandi sulle sue modalità specifiche di apprendimento. 
  • Training di condivisione con gli  insegnanti  per generalizzare  le tecniche di apprendimento adatte a Giulia e per scegliere insieme gli strumenti dispensativi /compensativi  al  fine di far emergere tutte le potenzialità di Giulia.

Dopo il training di potenziamento Giulia  ha acquisto maggiore consapevolezza dell’errore riesce a correggersi quasi sempre presentando maggiori errori ortografici solo in particolari momenti di stress e tensione.

La lettura è diventata più fluida e riesce ad organizzarsi meglio in termini visuo- spaziali. Le insegnanti hanno accettato di buon grado l’utilizzo di strumenti dispensativi/ compensativi  personalizzati rilevando un miglioramento degli apprendimenti scolastici oltre che della condizione emotivo-relazionale di Giulia. I genitori adesso hanno ben chiara la situazione di Giulia e fare i compiti insieme a lei è diventato meno frustrante. 

Con Giulia siamo riusciti a fare un gran lavoro che ad oggi le ha dato “ gli attrezzi per la scuola e per la vita” e  la possibilità di cogliere le sfide di ogni giorno come una grande opportunità. 

Siamo partiti dal primo incontro gratuito e ci siamo lasciati con un grande abbraccio. 

La storia di Mario Francesca ed il piccolo Tommaso

Potenziamento di sviluppo 0-3 anni

Mario e Francesca hanno avuto da poco Tommaso primogenito di 3 mesi che arriva con grandi occhioni spalancati desideroso di conoscere il mondo. I neogenitori sono nel pieno periodo delle coliche che  lascia veramente poche ore di sonno ad entrambi. 

Nonostante la stanchezza hanno voglia di sperimentare un percorso di stimolazione per accompagnare il loro bambino nel suo percorso di crescita. 

Il percorso LiberaCorpoMente@ è un programma cucito su misura per stimolare in armonia tutte le aree del corpo e della mente. Può essere svolto per potenziare lo sviluppo già dai primi mesi di vita e/o per curare piccole o grandi  difficoltà che possono insorgere nei primi anni. 

Dopo un’attenta analisi  dei bisogni dei genitori e del piccolo Tommaso è stato possibile effettuare un bellissimo percorso preventivo e di potenziamento dello sviluppo del bambino accompagnandolo verso la costruzione di basi solide per il suo futuro. 

Abbiamo avviato il percorso LiberaCorpoMente@   con delle tecniche di baby massage per  distendere la tensione  delle coliche gassose  e permettere  a Tommaso di muoversi con più fluidità facendo recuperare anche un po’ di energie a mamma e papà. 

Nelle sessioni successive  abbiamo avviato la stimolazione neuropsicomotoria di base per stimolare Tommaso verso la presa degli  oggetti  con entrambe le mani permettendogli di utilizzare i suoi giochi fin da subito con maggiore  ingegnosità. 

Ha fatto un po’ di fatica a controllare il tronco e quindi a mettersi seduto ma, in questa fase preventiva, è bastato insegnare ai genitori come posizionarlo per rinforzare i muscoli necessari al raggiungimento di questa posizione. 

In tutti i percorsi LiberaCorpoMente@ al centro vi è il bambino e l’integrazione mente corpo pertanto, per non trascurare la mente, in questa fase  abbiamo posizionato i giochi in maniera tale da stimolare l’intenzionalità e la comunicazione.

Accompagnarlo verso i suoi primi spostamenti attivando la sua creatività e il suo problem solving è stato davvero emozionante.

In questa fase abbiamo creato le basi per festeggiare la sua prima candelina in piedi con stabilità nelle gambe e con il piacere di  ascoltare le sue prime paroline. 

Con piccole mosse  personalizzate abbiamo  gettato le  basi per tutte le abilità fondamentali di sviluppo prevenendo possibili difficoltà di linguaggio e di apprendimento.

È  bastato un breve periodo e pochi incontri per rendere i genitori consapevoli  e capaci di stimolare adeguatamente  il proprio cucciolo  attraverso un approccio del sapere-saper fare nuovo sapere.

Dopo il primo anno Tommaso ha iniziato il nido e su richiesta dei genitori è stato possibile accompagnarlo anche in questo nuovo ambiente per favorire  la socializzazione e le prime relazioni con i pari. È stato facile generalizzare gli obiettivi che ci siamo posti anche grazie ad una sincera collaborazione delle educatrici che hanno sposato appieno il progetto individualizzato.

Grazie ad un lavoro fatto di attenzione e cura, Tommaso  ha iniziato a mostrare sempre più fiducia in se stesso e nelle sue capacità, trasferendo questo stato di benessere e di apertura anche nella relazione con i pari. Spesso è stato individuato come tutor all’interno del suo gruppo e questo ha di tanto aumentato la sua autostima . È arrivato alla scuola dell’infanzia pronto per acquisire tutte le competenze che lo accompagneranno verso la prima elementare . 

Il progetto  proposto ha visto il coinvolgimento di Tommaso  e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui.  Il lavoro è stato  così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Tommaso   per accompagnarlo verso l’espressione delle abilità specifiche nel momento giusto con attenzione a tutte le aree di sviluppo.
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare situazioni tali da stimolare Tommaso  con i  materiali presenti in casa  e per ottimizzare il tempo a disposizione dei genitori senza stravolgere le routine familiari. 
  • Training formativo per  genitori  al fine di consegnare gli strumenti del saper fare ed andare avanti con il progetto  in maniera autonoma.
  • Training di condivisione con la scuola  per generalizzare  gli obiettivi al fine di far esplodere tutto il potenziale di Tommaso  in ogni situazione.

A conclusione di questo percorso  i genitori si dicono entusiasti per il lavoro fatto e per le competenze apprese che sapranno come utilizzare nel corso della vita di Tommaso. 

Riconoscono i frutti del loro impegno e lo vedono nel modo di parlare e di muoversi del piccolo Tommaso. 

Nel contempo sta per arrivare un fratellino pertanto abbiamo preparato Tommaso anche a questo. 

Tommaso è un bambino fortunato, i suoi genitori gli hanno regalato le basi solide per il suo sviluppo. 

Con Mario e Francesca siamo partiti da un timido primo incontro gratuito che si è rivelato un grande successo di famiglia ! 

La storia di Marco

Bambini a scuola

Attenzione memoria e autoregolazione

Marco ha sei anni, frequenta da poco la prima elementare e da quando ha iniziato la scuola le sue insegnati e i genitori lamentano una grande difficoltà nel rapportarsi a lui a causa del suo comportamento “problematico”.

 Le insegnati riferiscono che a scuola Marco non riesce a stare seduto per più di pochi minuti, si alza e gira per la classe disturbando continuamente i compagni; anche quando rimane seduto, continua ad agitare mani e piedi facendo cadere gli oggetti dal banco e generando una grande confusione. 

A volte inizia le attività con entusiasmo, ma difficilmente riesce a portare a termine un compito assegnato. È molto disordinato e spesso perde penne, quaderni o altri materiali scolastici.

 Anche le relazioni con i compagni sembrano difficoltose: tende a essere prepotente con gli altri, si impone nella scelta dei giochi, spesso non ascolta o non aspetta il proprio turno per parlare, inizia un’attività in condivisione e poi la abbandona senza dare spiegazioni. Marco viene ripreso continuamente per il suo comportamento, ma le note e le punizioni non sembrano apportare cambiamenti sostanziali.

Anche Marta e Paolo, i suoi genitori, si dicono molto affaticati dalla gestione del suo comportamento: a casa litiga in continuazione con Alice, la sorellina più piccola, sembra attratto dai suoi giochi che spesso le sottrae per poi non farci alcunché; durante i pasti è impossibile riuscire a farlo stare seduto per tutto il tempo, ignora i rimproveri e quando gli si parla sembra non ascoltare, sempre preso da qualcos’altro di più accattivante! 

Il momento dei compiti poi è descritto come il più drammatico… servono ore di convincimento prima che si metta seduto col quaderno davanti, svolge i compiti in modo disordinato e frettoloso e a turno, la mamma o il papà devono stargli vicino per aiutarlo a non lasciarsi distrarre da qualunque oggetto o rumore nelle vicinanze e assicurarsi che ne porti a termine almeno una parte.

Esasperati dalla situazione, su suggerimento delle insegnanti, i genitori decidono di rivolgersi alla nostra equipe di specialisti. 

Dall’intervista ai genitori, scopriamo che le difficoltà attentive e comportamentali di Marco erano già presenti sin da quando era molto piccolo: Marco non ha mai gattonato, ad un anno di età stava già in piedi alla ricerca e scoperta del mondo circostante; passava continuamente da un gioco all’altro senza portarne a termine uno e senza interessarsi ad alcun oggetto per lungo tempo; preferiva giochi di movimento ed era facilmente irritabile. 

Lo sviluppo del linguaggio appare nella norma, ma i ritmi di sonno e di alimentazione vengono descritti irregolari da sempre. Marco mangia solo “quando vuole”, fa sempre fatica ad addormentarsi e spesso si sveglia più volte durante la notte. Alla materna era fra i bambini più vivaci, le maestre si lamentavano del suo essere caotico e senza freni, ma tutto sommato, avendo tanto tempo e spazio per correre libero, la situazione era ancora gestibile.

 I veri problemi sono iniziati quando le richieste da parte dell’ambiente sono diventate più elevate: rimanere seduto e concentrato per tante ore a seguire le lezioni, sembra essere per lui un’impresa impossibile.

Dall’analisi dei questionari e delle valutazioni specifiche  sul comportamento e l’attenzione, compilati da genitori e insegnanti, emerge uno sviluppo con Intelligenza nella norma ed  una caduta significativa nelle principali funzioni esecutive , parametri sufficienti per fare  un training di potenziamento con Marco e con tutto il suo team. 

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Marco e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui.

Nello specifico il lavoro viene così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Marco 1 volta a settimana  per fortificare le funzioni esecutive deficitarie (attenzione visiva sostenuta, memoria di lavoro e pianificazione);
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare situazioni tali da facilitare Marco  nella gestione e pianificazione delle proprie risorse, nell’autoregolare il proprio comportamento in relazione all’altro per sviluppare relazioni armoniche e non conflittuali e generalizzare gli apprendimenti acquisiti nel lavoro individuale;
  • Training formativo per insegnare ai genitori  come relazionarsi in modo più efficace con il loro bambino;
  • Training di condivisione con la scuola  per generalizzare  le strategie di gestione del comportamento al fine di far esplodere tutto il potenziale positivo di Marco in ogni situazione.

Alla conclusione di questo primo anno scolastico sia le insegnanti che i genitori si dicono molto più sereni in quanto la situazione si è notevolmente modificata. 

Marco ha fatto grandi progressi, i suoi tempi attentivi sono notevolmente migliorati, riesce ad aspettare il proprio turno prima di parlare e a scuola disturba molto meno. 

Ha costruito con la classe e le insegnanti un cartellone delle regole principali che cerca di impegnarsi a rispettare.

A scuola porta con sé un portachiavi pieno di piccoli oggetti con cui giocherellare senza fare rumore o disturbare gli altri mentre ascolta la lezione. Ha imparato ad esternare i suoi stati d’animo e il suo bisogno di movimento, così che quando ne ha proprio bisogno sa che può chiedere di fare una pausa e muoversi un po’ fuori dall’aula.

Il carico di compiti è stato tarato in base alle sue potenzialità e seppure ancora con fatica, Marco appare più motivato nel farli, anche perché sa che otterrà così la ricompensa concordata con mamma e papà per quel giorno. 

Sostenuto da appositi cartelloni pro-memoria, adesso sa bene quando è il momento per fare le cose e riesce a pianificare meglio le sue attività quotidiane. 

Marta e Paolo hanno imparato a chiedergli le cose in maniera diretta semplice e precisa così che per lui risulta più facile ascoltare e comprendere; ora hanno anche un momento privilegiato durante il giorno dedicato solo a Marco per giocare e divertirsi insieme.

Anche con la piccola Alice le cose vanno meglio, ogni tanto litigano ancora, ma quando Marco vuole uno dei suoi giochi si ricorda di chiederle prima il permesso. 

Nell’ultimo periodo, inoltre, Marco ha stretto amicizia con Matteo, un suo compagno di scuola col quale condivide la passione per il calcio, e si sono già incontrati qualche volta al parco per giocare insieme.

La storia di Luca

Linguaggio

“Luca è un bambino di 2 anni e 4 mesi, è vivace, segue il papà nei lavori di giardinaggio, imitandolo con una carriola e un rastrello. È in continua attività e molto aperto alla comunicazione: alla vista di due vicine di casa corre verso di loro, alza le braccia sorridendo e vocalizzando; dopo essere stato preso in braccio allunga la mano e indica la cucina, dove qualche giorno prima aveva ricevuto un biscotto.

Luca è intelligente, ha uno sviluppo motorio buono, è disponibile e interessato alla comunicazione, ma le uniche parole che dice sono mamma, papà e nonna. Alla sua età la maggior parte dei bambini sa produrre qualche centinaio di parole diverse, e sa combinarle in brevi enunciati.

I genitori di Luca sono preoccupati. Non sanno cosa aspettarsi, si chiedono se il loro bambino recupererà in fretta il suo ritardo linguistico, o se rimarrà sempre più indietro degli altri. Sentono dirsi che Luca sicuramente parlerà a tre anni e che tutto procederà poi “normalmente” ma la preoccupazione rimane.

I bambini imparano a comunicare in tempi straordinariamente rapidi, prima con lo sguardo, le azioni, i gesti e poi progressivamente , si appropriano di uno strumento ben più complesso e sofisticato che è il linguaggio, o meglio la lingua parlata dall’ambiente che li circonda. L’importanza del linguaggio nella vita umana può indurci a pensare che “l’imparare a parlare” sia totalmente regolato da fattori interni e di tipo biologico e in gran parte è così, quindi è giusto pensare che lo sviluppo del linguaggio abbia una notevole variabilità individuale, ma fino a che punto va bene pensare questo? Fino a che punto si può attendere? Si sente sempre più spesso dire: “non c’ è niente di cui preoccuparsi, il bambino parlerà”. Questo sicuramente è vero, poiché ad esclusione di problemi organici, non esistono adulti che non parlano, prima o poi si parla! 

Ma si pensa mai a quali ripercussioni può avere un ritardo/disturbo di linguaggio sulla vita di un bambino? Si pensa mai che un bambino parlatore tardivo possa sviluppare dei disturbi della sfera emotiva e caratteriale a causa del suo ritardo? E ci si pone mai l’interrogativo che ritardando l’acquisizione linguistica potrebbero ritardare anche i processi di acquisizione della letto-scrittura?

La percentuale di bambini con un forte ritardo linguistico a due-tre anni oscilla tra il 9 e il 17% con una prevalenza di maschi rispetto alle femmine. Da qui l’importanza, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità, di un intervento precoce  perché la prevenzione è la miglior cura. 

Nel caso di Luca ,dopo una valutazione di sviluppo globale e delle  abilità comunicativo-linguistiche e dopo l’analisi dei questionari specifici compilati da genitori e dalle educatrici del nido, emerge uno sviluppo globale nella  norma con una  caduta specifica  nel linguaggio in termini di produzione verbale, parametro sufficiente per fare  un training di potenziamento con Lui  e con tutto il suo team. 

Il progetto  proposto, per avere davvero successo,  richiede il coinvolgimento di Luca  e di tutte le figure che ruotano intorno  a lui. 

Nello specifico il lavoro viene così articolato:

  • Training individuale di potenziamento  con Luca 2 volta a settimana  per far emergere tutte le abilità linguistiche espressive 
  • Valutazione, Modifica e Monitoraggio ambientale 1 tantum  per creare situazioni tali da facilitare Luca  nell’utilizzo di nuove forme di comunicazione passando da un linguaggio gestuale ad uno verbale. 
  • Training formativo per insegnare ai genitori  come relazionarsi in modo più efficace con il loro bambino al fine di favorire l’espressione linguistica;
  • Training di condivisione con le educatrici del nido  per generalizzare  le tecniche di facilitazione del linguaggio al fine di far esplodere tutte le abilità linguistiche -espressive  di Luca anche nel confronto fra pari. 

Dopo il training di potenziamento Luca ha migliorato di gran lunga il suo stile comunicativo, si è attivata in lui la fase di “esplosione del vocabolario “ arrivando a produrre in breve tempo più di 200 parole.

 Durante il gioco è più interattivo e riesce a comunicare con i suoi coetanei utilizzando le parole e non le mani.

Guarda con più attenzione il volto dell’adulto e prova a produrre e riprodurre sempre più parole spontaneamente. 

 É in grado di comprendere ordini sempre più complessi e  la sua  abilità grafica e di simbolizzazione è aumentata.